20 ANNI DI FOTOGRAFIE
SUL MEDITERRANEO:
LA MOSTRA NELLA TORRE

LECCO – L’associazione Centro Orientamento Educativo (COE) in collaborazione con il Comune di Lecco e il SiMUL – Sistema Museale Lecchese presentano alla Torre Viscontea la mostra Mediterraneo sacro. Fotografie di Davide Pagliarini, che verrà inaugurata venerdì 21 giugno alle 18.30 e resterà aperta fino al 28 luglio.

La mostra rappresenta l’evento collaterale della terza edizione di Agorà del Mediterraneo, il weekend dedicato dall’associazione COE ai grandi temi e ai fenomeni spesso epocali che si incrociano intorno alle coste del Mare di Mezzo. Le giornate di studio internazionali si svolgeranno al COE di Barzio da venerdì 28 a domenica 30 giugno e vedranno protagonisti oltre venti esperti, giornalisti, attivisti e testimoni da Europa, Medio Oriente, Maghreb e Balcani.

“In occasione della terza edizione di Agorà del Mediterraneo l’associazione COE promuove in collaborazione con il Comune di Lecco una mostra nella Torre Viscontea con l’obiettivo di allargare all’intera cittadinanza un’intensa riflessione sul Mediterraneo inteso come “mare di mezzo” spesso scenario di epocali fenomeni sociali e culturali. – commenta l’assessore alla cultura del Comune di Lecco Simona Piazza – Attraverso la mostra si manifesta un paesaggio, dove sacralità, mistero, terrore, desiderio e riconciliazione si susseguono e costituiscono da millenni la storia delle civiltà che lo hanno attraversato”.

“Per questa terza edizione abbiamo pensato di organizzare un evento collaterale a Lecco che potesse abbracciare un periodo più lungo e rappresentare una ulteriore occasione di confronto e riflessione. Abbiamo chiesto all’architetto e fotografo Davide Pagliarini di proporre una selezione di una sua ricerca sul sacro nel Mediterraneo che è iniziata diversi anni fa e che è stata poi raccontata in una pubblicazione che uscirà proprio in questi giorni. Invitiamo tutti a partecipare ad Agorà del Mediterraneo iniziando dalla mostra che inaugureremo a Lecco venerdì 21 sera. Appuntamento poi al weekend di fine giugno a Barzio. Non mancheranno momenti di festa con musica e sapori dei popoli e delle culture che abbracciano il nostro Mare” è il commento della direttrice scientifica di Agorà del Mediterraneo Chiara Zappa e di Prashanth Cattaneo del COE.

Dove dimora oggi il sacro? Attraverso quali forme si manifesta nel paesaggio contemporaneo? È possibile farne esperienza anche oltre i confini e i luoghi della religiosità ufficiale?
Affrontare il tema del sacro, oggi, richiede un percorso di comprensione e di conoscenza arduo, lontano dagli interessi accidentali di un uomo inteso come artefice dell’ambiente in cui vive. La rappresentazione del sacro, modellatasi nel corso della sua storia millenaria a partire da codici espressivi e liturgie consolidate, trova oggi nuove forme, luoghi e oggetti con cui interagire.
Nelle fotografie presentate nella mostra Mediterraneo sacro ad emergere sono in prima istanza i silenzi e le atmosfere rarefatte colte nei paesaggi e nelle architetture dell’Italia e dell’Europa meridionale e mediterranea, un orizzonte geografico in cui ha avuto origine la cultura occidentale e al contempo un ambiente profondamente sconvolto dalla tecnica e dalla ‘dismisura’ che la sua idolatria ha portato.

Prodotte da Davide Pagliarini nel corso di un ventennio e pubblicate nel libro Sulle tracce di Pan (Librìa, 2019), queste fotografie riassumono le coordinate di una ricerca in cui il Mediterraneo è una presenza costante. Lo si incontra ovunque, anche nei luoghi situati a latitudini inconciliabili rispetto ad esso: tra i sedimenti della pianura padana, un tempo sommersa dalle acque marine plioceniche; lungo i versanti calcarei dolomitici, fondali dell’antica Tetide sollevati dall’orogenesi mesozoica; nelle architetture, geometricamente composte e immobili nella loro solare classicità.

Di questo viaggio l’Italia è baricentro e luogo di formazione: da qui le tappe si susseguono nel corso del tempo includendo fotografie riprese in alcuni tra i paesi dell’Europa meridionale in cui la religione cristiana è predominante: la Francia, il Portogallo, la Spagna e la Grecia. Oltre ad un orizzonte fisico, l’Europa meridionale e mediterranea definisce un orizzonte culturale: entro i suoi confini sono sorte le società matriarcali legate al culto della Dea Madre, si sono cristallizzate le narrazioni mitiche della classicità greca e romana, si sono formati il pensiero filosofico e la dialettica tra mythos e logos, si sono diffuse le religioni monoteiste occidentali, scaturite dal pensiero di eremiti e profeti, si è consumata la dimensione della tragedia, sono sorte la consapevolezza della distinzione tra fato e destino e la pratica del viaggio come penitenza o come forma di conoscenza di sé ed esplorazione di terrae incognitae.

Attraverso questa esplorazione fotografica, l’autore va alla ricerca degli indizi di una sacralità diffusa e silenziosamente presente nei luoghi dell’oggi, là dove il sacro non c’è mai stato o non ci si aspetta di incontrarlo. In un tempo presente in cui molti parlano di secolarizzazione, oggi che la laicizzazione ha prosciugato i luoghi dalla loro dimensione sacrale diffusa, queste fotografie dichiarano coraggiosamente che il sacro abita ovunque. Dispiegandosi tanto in luoghi incorrotti, di cui il racconto mitico ci ha consegnato un’immagine leggendaria, quanto residuali e contaminati dall’inarrestabile rumore di fondo della civilizzazione, questo viaggio fotografico va alla ricerca dei simboli che sopravvivono alla conclamata scomparsa di un essere umano dedito al culto del divino immanente nei luoghi.

Le fotografie non mostrano mai una veduta panoramica che domina astrattamente l’orizzonte né la compiutezza di un recinto o di una costruzione. Si collocano ai margini rispetto alle cose, limitandosi a coglierne i dettagli, indizi di uno stato d’animo o di un insieme di fatti. Il divino abita da sempre i dettagli. Che altro sono una montagna e una foresta se non elementi puntiformi di un universo infinito? Lo sguardo va così alla ricerca di molteplici vie d’uscita dal campo visivo, che si carica dell’energia di un policentrico sistema di forze. La volontà di sottrarsi a un limite, la ricerca di un altrove sono continuamente suggerite attraverso oggetti il cui simbolismo è a volte esplicito – una scala, una porta, una finestra, un passaggio, lo spigolo di un edificio – altre soltanto suggerito e latente.

Le presenze incontrate in questa esplorazione sono territori laici per nascita, rovine e boschi sconsacrati in assenza di un atto ufficiale, fabbricati anonimi e costruzioni disegnate da celebri architetti moderni – Carlo Scarpa, Alvaro Siza Vieira, Josep Antonio Coderch, Giovanni Muzio -, paesaggi ora violenti e rigogliosi, ora fragili e perduti, reliquie solenni e silenziose sopravvissute al consumo di una società incurante rispetto a quella dimensione misterica e irrazionale che per millenni ha contraddistinto la natura umana e che ancora oggi ne pervade gli istanti in cui si sofferma a guardare dentro sé stessa.

La mostra Mediterraneo sacro è un viaggio che va alla ricerca delle sorgenti di quel sentimento di mistero e di terrore che dimora silenziosamente in ognuno di noi e che ci fa risuonare anche dinanzi alle macerie del nostro presente, nella costante oscillazione tra il desiderio di riconciliazione con un’armonia primordiale, con un Cosmo che si vuole ordinato, e la fascinazione per il luminoso. Queste fotografie sono la selezione di una più ampia raccolta pubblicata nel libro “Sulle tracce di Pan”, a cura di Michela Bassanelli ed edito da Librìa (Giugno 2019), con saggi di Francesco Bevilacqua, Franco Farinelli, Marco Martella, Davide Pagliarini, Massimiliano Savorra, Antonella Tarpino, Luciano Valle, Roberta Valtorta, Massimo Venturi Ferriolo, Maurizio Vitta.

La mostra a ingresso libero sarà visitabile il martedì e il mercoledì dalle 9:30 alle 14, da giovedì a domenica dalle 15 alle 18.

 

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