STORIE DELLA LINGUA ITALIANA:
ALESSANDRO MANZONI, LUCIA,
E LE ORECCHIE DA BADANTE

I_promessi_sposi_-_LuciaÈ dai “Promessi sposi” che andiamo ad attingere la storia della locuzione di oggi. Alessandro Manzoni col suo romanzo, celebrato tra il lago e i monti del territorio, ha illustrato le molte peripezie che hanno dovuto superare Renzo e Lucia per convolare a nozze, ma non solo, è noto infatti il suo testo costituisca una pietra miliare per la formazione della lingua italiana.

C’è un aneddoto non noto relativo al suo scritto, del quale andremo a parlare oggi. Lucia è un’operaia dell’industria tessile, ligia al lavoro e ferma nella propria fede cristiana.

Un particolare che spesso non viene posto in risalto sono le radici di Lucia nella terra del mare e degli aranci. Lucia ha origini sicule e in giovane età, decide di lasciare la famiglia al sud, in una condizione economica precaria, per migrare a Lecco in qualità di badante, con l’auspicio di spedire parte del proprio guadagno alla famiglia lontana.

Badare alle persone anziane è da sempre la passione di Lucia, la quale ha deciso di fare della propria missione un lavoro. Prima ancora di lavorare in filanda, Lucia si occupò della monaca di Monza, aiutava suor Gertrude nelle faccende domestiche e si convertì in sua valida spalla su cui piangere.

Imparò molto dal periodo trascorso con la monaca, ovviamente nulla relativamente alla sua condotta deprecabile, ma venne indottrinata alla fede in maniera autentica e si convinse di voler passere una vita al cospetto di Dio. Lucia fece però orecchie da badante, tutto ciò che apprendeva durante l’esercizio della propria professione non poteva essere condiviso con nessuno, doveva attenersi al segreto professionale. Nessuno seppe mai, almeno non dalla bocca di Lucia, della condotta di suor Gertrude e della sua deplorevole illibatezza.

Le orecchie da badante, seppur tutelino la riservatezza dei bisognosi di cure, non sono quanto Manzoni portò all’uso della lingua italiana.

La monaca di Monza nel romanzo non rappresenta una vecchina bisognosa di cure, ma è colei che da ospite e aiutante di Lucia, si trasforma in aiutante dei suoi rapitori, e soprattutto è celebre per il proprio segreto, dovuto alla debolezza della carne e alla frustrazione causata dal rapporto con il padre padrone.

fra-cristoforoAlessandro Manzoni non narra della capacità di Lucia di mantenere segreti, ma quanto porta in auge con i “Promessi sposi” è relativo al quarto capitolo. In questa sezione, Alessandro presenta la figura del padre di Fra’ Cristoforo, un mercante che “aveva rinunziato al traffico, e s’era dato a viver da signore”, facendo di tutto perché gli altri dimenticassero che egli aveva praticato quell’attività, che sentiva ormai come “una gran vergogna”.

Dunque – racconta il Manzoni – un giorno, al termine di uno dei banchetti che il padre di Fra’ Cristoforo era solito apparecchiare per numerosi festanti convitati, egli “andava stuzzicando, con superiorità amichevole, uno di que’ commensali, il più onesto mangiatore del mondo. Questo, senza la minima ombra di malizia, rispose: eh! io fo l’orecchio del mercante -“. Nel momento stesso in cui dichiara di voler ‘far finta di non capire’, il disgraziato commensale capisce di averla detta grossa, evocando il mestiere – e il termine – coperto da tabù, e precipita nel silenzio. Tutti in quel momento “tacevano, e, in quel silenzio, lo scandalo era più manifesto”.

Fare orecchie da mercante, rimanda quindi alla caratteristica dei commercianti di pretendere di non capire perché circondati dal frastuono delle piazze o fiere, comportandosi sempre di testa propria.

Martina Panzeri

 

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