STORIE DELLA LINGUA ITALIANA
L’AZZECCAGARBUGLI A CENA

AzzeccagarbugliL’Italia è ben nota per la cordialità dei suoi abitanti, l’usanza di avere ospiti a cena è parte costituente della nostra cultura, ma cosa succede quando gli invitati sono indesiderati?

Riprendiamo i Promessi Sposi per vedere cosa accade quando un ospite non è desiderato. Il protagonista della storia che vi andremo a raccontare è il celebre avvocato manzoniano, dal quale accorre Renzo in cerca di una grida che possa condannare Don Rodrigo.

L’Azzeccagarbugli però, anziché sciogliere le problematiche, ne creò di nuove e peggiori. Difatti, dopo essere stato consultato da Renzo, contatta Don Rodrigo mediante un’epistola con la quale chiede

“Gentile Don Rodrigo,

con la presente vorrei consultarla per acquisire possibili punti di contatto con Voi, qualora cene fossero.

In attesa della futura occasione di parlare, se cene una mi dica”.

banchetto don rodrigoLa richiesta di cenare insieme giunge al destinatario, i due si ritrovano in un banchetto organizzato da Don Rodrigo, al quale partecipa anche Fra’ Cristoforo, decretando la perdita d’immagine dell’avvocato agli occhi di Renzo, che giunto a scoprire il misfatto, comprende la mancata affidabilità dell’avvocato e la sua frivolezza nel concedersi a un simile elogio della fastosità in periodo di carestia. L’immagine dell’Azzeccagarbugli ne esce degradata.

Ma siamo sicuri che l’Azzeccagarbugli stesse cercando un incontro a cena?

Talvolta un errore di scrittura può definire un fraintendimento inderogabile. Nello specifico, la corretta scrittura non era ‘cene’, col significato di plurale femminile del sostantivo cena, volto a indicare l’azione del consumare il pasto di fine giornata. Al contrario, se avesse scritto correttamentece ne nel primo caso e ‘ce n’è‘ nel secondo, avrebbe risparmiato il litigio con Renzo e la sua reputazione si sarebbe mantenuta intatta.

Ce è la trasfigurazione della particella nominale ci, di fronte ai pronomi atoni lo, la, li, le, ne. Di conseguenza ce ne separati vengono utilizzati come particelle in accompagnamento al verbo, come nel caso “qualora ce ne fossero”; diversamente ce n’è vede l’inserimento del verbo essere nella forma contratta di ne, per distinguerli basta osservare la presenza del verbo entro o al di fuori delle particelle.

Oltre ad una maggiore cura nei confronti delle regole della lingua italiana, per evitare certi orrori della lingua italiana, occorrerebbe prestare attenzione a come un piccolo errore potrebbe destare simili ripercussioni, come nel caso dell’avvocato di Renzo.

Martina Panzeri

 

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