CARTA VETRATA CONTROREPLICA: “SENTINELLE IN PIEDI E IL CORAGGIO DEL PECCATO”

“L’unica intolleranza è di chi vorrebbe eliminarmi”.
La signora Giuditta Boscagli risponde così alla mia critica verso le “Sentinelle in Piedi” dopo averle fatto notare che ridurre i diritti civici, imporre un limitazione alle libertà degli altri per convincimenti personali o di fede era – è – un comportamento, nei fatti, intollerante e quindi violento.
Violento anche se espresso in forma silenziosa, pacifica, come coreograficamente fanno le Sentinelle in Piedi.

La signora Giuditta Boscagli domenica, ferma in piedi a leggere Tolkien, si deve essere distratta.
Con tutta la bontà e la pazienza del caso, evidentemente le va ricordato che non siamo nel mondo degli Elfi, non è un discorso di fantasia, siamo e dobbiamo stare con tutto il nostro corpo qui, su questa terra. Qui, nella realtà.

“L’unica intolleranza è di chi vorrebbe eliminarmi”.
E’ quindi il tentativo, maldestro, di chi prova a ribaltare su chi indica la luna, lo smalto del proprio dito che illusoriamente la oscura.

E pur abbuonando alla signora Boscagli l’inesperienza della vita – avrà trent’anni meno di me – non si può evitare di farle notare che la violenza non è solo quella fisica. Che la violenza peggiore è quella che si maschera da guanto di velluto per colpirti col pugno di ferro.

“L’unica intolleranza è di chi vorrebbe eliminarmi”.
E’ il paradosso e la coda di paglia di chi vuole ridurre i diritti civili degli altri, negandoli – eliminandoli – agli altri solo perché lui non li usa.
Nessuno vuole eliminare la signora Boscagli, se ne faccia una ragione e cerchi altrove l’eventuale desiderio di martirio. Qui si vuole estendere i diritti.

“L’unica intolleranza è di chi vorrebbe eliminarmi”.
E’ una sciocchezza, violenta, detta da chi vuole eliminare, per gli altri, la libertà di amare delle (altre) persone, la libertà di essere felici delle (altre) persone, la libertà di autodeterminarsi delle (altre) persone.
In sintesi la libertà degli altri, per mantenere per sé un privilegio.

Una vita senza amore è come un giardino senza sole e coi fiori appassiti. Lo diceva Oscar Wilde, ma, evidentemente, non è nelle letture preferite dalle sentinelle in piedi.

E dire, come fa la signora Boscagli che Giulia, la mia bambina, o chissà che altro bambino non sarebbe potuto nascere da due mamme o da due papà non solo non è vero ma è avere poca considerazione pure del disegno di Dio e dei suoi figli. Che, se ne faccia una ragione la giovine Giuditta, non fa pezzi sbagliati.
E dire poi, con una violenza e cattiveria rivelatrice, che a far nascere figli da coppie dello stesso sesso “Si corre il rischio reale di mettere al mondo figli orfani di genitori vivi” è il negare che il genitore è più colui/colei che lo cresce un figlio, di quello che gli dà solo il suo Dna.
E’ (genitore) quello che lo lascia libero ma è sempre vicino se dovesse aver bisogno, E’ (genitore) quello che insegna con l’esempio e non con la dottrina; è (genitore) quello che lo cura quando è malato e si fa in quattro per farlo crescere sano.
E’ (genitore) colui che gli insegna i valori di fratellanza e di amore. E’ (genitore) colui che gli trasmette il valore del diritto contro quello del privilegio.
E’ (genitore) colui che ammira, ama, il proprio figlio e la propria figlia indipendentemente se sia o no sangue del suo sangue.
E tutto questo perché sa che il dono più grande è averlo fatto nascere, piuttosto che non averlo fatto. Perché la vita è bella. E perché sa che, siccome la vita è bella, questa gioia, questo amore non vuole tenerselo per sé, ma vuole che tutti, uomini e donne, sposati o non sposati, figli naturali o figli dell’amore, abbiano gli stessi diritti. Davanti a Dio e davanti agli uomini.
E se la signora Giuditta Boscagli ritiene tutto questo solo un peccato a questo punto non posso che invitarla a leggere “Il ritratto di Dorian Gray”, sempre di Oscar Wilde.
“Per te io rappresento tutti i peccati che non hai mai avuto il coraggio di commettere”.
E si metta il cuore in pace.
Per dirla con uno slogan dei miei tempi
“Peace and love”.

carta vetrata firma

 

 

 

 

 

 

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