LA LETTERA: REGISTRO
DELLE UNIONI CIVILI:
“NON C’ENTRA LA FAMIGLIA”

Egr. Direttore

Negli scorsi giorni in Comune ci sono state delle interessantissime audizioni a favore o contro l’istituzione del registro delle unioni civili. Se le associazioni invitate  avessero diritto di voto chiaramente non ci sarebbe dubbio alcuno nell’affermare che il registro delle unioni civili sarebbe cosa fatta nel nostro Comune. Ma così non è e la decisione passa nel Consiglio Comunale e in primo luogo dentro il partito più grande della maggioranza. Che come nel caso del registro del testamento biologico dirà che “c’è già tutto” e che ciò che si va a proporre è nel migliore dei casi superfluo.

Il ragionamento nel nostro caso passa mediante l’idea che esiste una legge sulla famiglia anagrafica, che nei fatti allarga quella prevista dalla nostra Costituzione.

Credo che questo ragionamento sia molto al di sotto dei problemi. E soprattutto al di sotto della logica giuridica.

Quello che i rappresentanti delle famiglie di fatto (i casi più numerosi) e delle coppie omosessuali  sostengono è che la fattispecie che regola il problema delle convivenze, manca nel nostro ordinamento.

La famiglia non c’entra per niente. Se stiamo al dettato Costituzionale e alle sentenze della Consulta, la famiglia non è affatto in gioco. Ciò che è in gioco è la necessità di costituire una particolare sottospecie di formazione sociale prevista dall’art. 2 della Costituzione che istituisca e regoli le unioni civili.

Più precisamente perché non c’entra la famiglia? Semplicemente perché l’art. 29 della Costituzione la definisce in modo esatto e non equivocabile e confondibile. Dice quel memorabile articolo che “la repubblica riconosce e garantisce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

Se si legge attentamente con un minimo di logica l’articolo si capisce che la famiglia è una sottospecie di società naturale e che tra queste sottospecie è definita, a differenza di altre società naturali, dall’atto matrimoniale.

Allora forse interesserà al lettore ma anche al consigliere comunale del partito più grande della maggioranza capire cosa vuol dire società naturale. Il diritto è chiaro in proposito. Quando procede all’analisi delle formazioni sociali li distingue in territoriali e non territoriali, volontarie e naturali, volontarie e coattive.

Si capisce da queste classificazioni che volontario si oppone a naturale. Perché volontario sta ad indicare che in un determinata comunità si entra sulla base di un atto consapevole, naturale invece che si entra per nascita. Appunto come per alcuni soggetti nella famiglia. La famiglia è cioè una società in cui due persone consapevolmente attraverso il matrimonio gli danno vita, ma è anche il luogo in cui altri vi entrano per nascita. Ecco perché l’apparente ossimoro: società naturale. Così come in una confessione religiosa  o in una comunità etnico o linguistica.

E con questo il discorso sarebbe finito. Mentre è da qui che comincia quello delle unioni civili, che non può essere equiparata alla famiglia, perché manca il matrimonio, e che richiede, tuttavia, che si riconoscano e garantiscano i diritto inviolabili dell’uomo, come recita l’articolo 2 della Costituzione, “sia come singolo sia nelle formazioni sociali”. Ed è per questa ragione che non ci possono essere discriminazioni e disuguaglianze, rispetto a fattispecie analoghe, ma non identiche. E che conseguentemente i diritti e doveri di chi convive stabilmente debbano essere  equiparati a quelli della famiglia, in nome in questo caso del principio di eguaglianza formale e sostanziale previsto dall’articolo 3 della nostra Costituzione.

Altro problema è quello de matrimonio gay o lesbico. In questo caso centra l’art. 29 che non definisce affatto il genere etero o omosessuale dei coniugi. Che è demandato alla legge. Ed ordinato esclusivamente sulla base del principio di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi stessi.

Ma in Comune si sta parlando d’altro. Non di matrimonio o registro dei matrimoni omosessuali ma di registro delle unioni civili.

Alessandro Magni

 

Pubblicato in: Cultura, Lettere a LeccoNews, Città

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