LA LUNGA ESTATE DEI RAGNI
TRA KIRGHIZISTAN, SUDAFRICA,
NORVEGIA, INDIA E TURCHIA

LECCO – L’esodo estivo dei Ragni è già cominciato. I primi a partire, una decina di giorni fa, sono stati i più giovani del gruppo: Simone Tentori e Stefano Carnati.

Simone è tornato in Sudafrica, meta già la scorsa estate del viaggio che lo ha visto in azione a Rocklands: una vera e propria terra promessa per gli amanti del bouldering, dove si trovano alcuni dei “blocchi” più duri e più belli del mondo.

Stefano invece è andato in direzione letteralmente opposta, puntando verso l’estremo nord. Per un’amante della scalata in corda come lui la meta è la Norvegia, diventata negli ultimi anni uno dei nuovi laboratori della difficoltà estrema in arrampicata sportiva. Un nome su tutti, ovviamente, è quello della falesia di Flatanger, dove si trova la via più dura del mondo (“Silence”, il famoso 9c salito da Adam Ondra), e diversi altri tiri non tanto più facili sui quali probabilmente anche Stefano vorrà mettere le mani.

Proprio in queste ore è invece in partenza il ragno Dimitri “Satana” Anghileri, che trascorrerà tutto il mese di agosto in Kirghizistan assieme a Mirco Grasso, uno scalatore di Venezia conosciuto nel viaggio in Patagonia dello scorso inverno, e al lecchese Matteo Motta. L’obiettivo è quello di muoversi nella zona dell’Ak-su valley (visitata negli anni scorsi anche dai ragni Luca Schiera e Matteo De Zaiacomo) alla ricerca di qualche linea nuova da salire. Se le cose andranno per il verso giusto e ci sarà il tempo necessario, probabilmente il trio proverà a fare una puntata anche nella Kara-su valley.

Sempre inseguendo il sogno di linee di roccia perfetta il 15 agosto partiranno anche Marco Maggioni e Paolo Spreafico, diretti verso l’area dei monti Aladaglar, nel cuore della Turchia. Anche in questo caso nessun programma predefinito: ci si imbarca con tutto l’occorrente per ripetere vie o aprire nuovi itinerari e poi si vedrà.

Una meta precisa l’hanno invece Matteo Della Bordella, Luca Schiera e Matteo “Giga” De Zaiacomo, che l’11 agosto saliranno sull’aereo diretto in India, per cercare di chiudere i conti con una loro vecchia conoscenza: il Bhagirathi IV, una montagna di oltre 6000 metri nell’area del Garhwal dove nel 2015 i tre avevano tentato la salita in stile alpino dell’ancora inviolata parete ovest.

Quella volta, dopo essere saliti per circa 650 metri, i ragni avevano dovuto rinunciare a causa della pessima qualità della roccia nella parte sommitale della parete, dove il granito lascia il posto a un “cappello” di ardesia fragilissima. Il nuovo tentativo avverrà nel periodo immediatamente successivo al monsone, per sfruttare le temperature non eccessivamente rigide, visto che l’obiettivo ideale è quello di completare la salita in arrampicata libera. Il rientro del team è previsto per la fine di settembre.

 

 

 

 

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