PIAZZA, LA FARINA E I BISCOTTI.
VOTI IN CALO A FORZA ITALIA
E QUALCHE PRIMA CREPA CHE…

LECCO – “Fino a quando riusciremo a fare biscotti senza avere più la farina?”. È questa la domanda che ripete sempre più spesso Mauro Piazza nelle riservatissime cene con Daniele Nava e pochissimi altri. Ed è questo che, con altre parole, si chiedono molti addetti ai lavori e osservatori politici.

Eh già, perché i voti di Forza Italia, il partito in cui è tornato da figliol prodigo, sono sempre meno; l’insofferenza dei suoi pasdaran verso Berlusconi sempre più alta; le tentazioni di andare verso nuovi lidi sempre più diffuse tra la sua comunità; la Lega via via più forte nelle urne, per non dire di Fratelli d’Italia.

Quindi: farina poca. Ma i biscotti continuano ad uscire dal forno, e tanti. La sua rielezione a pieni voti, per cominciare. La presa di controllo del partito a livello locale, con modalità pugno di velluto, subito dopo. La messa fuori gioco di Flavio Nogara, scomoda presenza territoriale in Consiglio Regionale, approfittando della superficialità del leghista. La presidenza della Provincia, condivisa da tutti i partiti. Il membro della Fondazione Cariplo, si dice.

Il presidente della Scuola Alberghiera, e ora quello di LarioFiere, si sussurra. La salda tenuta della Comunità Montana, per certo.

Passando per una nutrita pattuglia di “amici” dentro le società pubbliche, da Silea a AgsmAgam a Acel. Chiudendo con Ats, Asst, Aler – tutti i presidi regionali sul territorio che vedono al vertice persone, anche se non lecchesi, a lui politicamente affini.

E mettendo anche due ciliegie: il trionfo elettorale della lista “Libertà e autonomia” alle elezioni provinciali a tutto discapito della Lega, in controtendenza nazionale; e ottimi risultati alle elezioni amministrative all’insegna del “con noi si vince, senza di noi no” – promemoria per Lecco 2020.
Insomma, una vastissima rete di amministratori e riferimenti che, per trovare un pari, solo il centrosinistra dei tempi migliori era riuscito a costruire.

Fortuna? Capacità? Scaltrezza? Forse una miscela di ogni cosa. Certamente un messaggio chiaro: chi sta con noi, nel medio periodo, viene valorizzato. Chi rompe va a picco.

Eppure, qualche crepa si inizia a vedere. A tutta prima: quella grande comunità poggia su uno sgabellino politico (Forza Italia) sempre più esile e fragile, a modo di funambolista. Segue una bella legnata sui denti con l’elezioni di Pietro Fiocchi in Europa, l’imprenditore di FdI di cui Piazza aveva goffamente predetto la sconfitta e che invece darà filo da torcere, essendosela legata al dito.

Ma la vera debolezza è dovuta anzitutto alla sua incostanza. Piazza è uno che si annoia facilmente. E chi lo conosce bene lo descrive come stanco del ruolo milanese e stanco di dover tirare tutti i fili di tutte le situazioni. Problemi, lamentele, telefonate, presenze richieste ad ogni tavolo; in fondo in fondo, non dimentichiamolo, il suo punto debole è quello che lui stesso ammette: “la vita per me non coincide con la politica”.

E ancora. Gli manca la presenza di Daniele Nava, amico personale e compare politico insostituibile: non ci sono più i commenti del mattino, lo studio delle tattiche, il decisionismo dell’ex presidente della Provincia che per ora sta in panchina per motivi personali. Anche se certamente il fatto di “tenere duro” è anche per “tenere aperto” uno spazio per Nava, che sia il sindaco di Lecco o un posto a Roma, e passare così a lui il testimone.

Infine lo assilla un cruccio: che il territorio lecchese perda peso rispetto ad altri. Non capisce ancora quale possa essere il luogo o la persona che coordini le istanze, tenga le relazioni, solleciti le risposte. Non vuole essere lui, ma al contempo non vuole passare per un protagonista politico di un decennio che si conclude senza nuovi importanti risultati all’orizzonte. E non vede alcuna iniziativa da parte di altri rappresentanti istituzionali, specie romani, assorti più nelle proprie carriere personali che nel desiderio di lobby territoriale. In effetti in pochi si immaginano uno come l’on Roberto Ferrari, detto “Gigicalze”, prendere il posto di Vico Valassi.

E così siamo daccapo. Farina e biscotti. Chi ha la prima non sa fare i secondi. E viceversa.

Sembra un problema insolubile. A meno che il fornaio decida, di botto, di spegnere il forno, prima che le crepe facciano crollare il negozio.

E noi un caviadino su questa ultima ipotesi, lo scommetteremmo anche…

ElleCiEnne

 

 

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