RIDERE AL FEMMINILE:
DANDINI-PASQUERO,
CHE COPPIA SUL PALCO

Dandini_Serendipity70x100taglioLECCO – Serena Dandini non ha bisogno di presentazioni: notissima giornalista e presentatrice di spettacoli comico-satirici televisivi e radiofonici di successo, ma anche scrittrice, e impegnata nella difesa dei diritti delle donne. Quando arriva sul palcoscenico con il suo inconfondibile sorriso, il suo accogliente “Buonasera!” risuona talmente familiare che pare di ritrovare un’amica. Nel suo ruolo di interlocutrice e talvolta di “domatrice” di irruenti figure comiche, come gli sfrenati fratelli Guzzanti, la Dandini ci ha abituati a chiacchierate brillanti, dove il serio si mescola al faceto e in agguato c’è sempre l’ironia o la pointe comica finale. Di lei piacciono la leggerezza del sorriso e quei momenti di divertimento spontaneo che scatta dall’essere parte del meccanismo comico, per cui il “contagio” della situazione esilarante è inevitabile.

Il gioco è fin dal titolo, Serendipity, tra l’esotico e l’altisonante. “Che c’azzecca con la Dandini?”, si sarà chiesto qualcuno. Si tratta di un neologismo, per una volta non dal dominio scientifico bensì da quello letterario (H.Walpole, XVIII secolo) ed è significativo che tutto abbia origine da una favola, ambientata nell’isola di Serendip (Sri Lanka): tre principi vivono avventure inattese e in particolare scoprono continuamente cose che non stavano cercando. Serendipity allora significa: trovare qualcosa di prezioso, inaspettatamente, mentre si era occupati in altre faccende o ricerche, come è successo a Fleming con la penicillina o a Cristoforo Colombo che, partito per le Indie, scoprì le Americhe. Che cosa ha scoperto quindi la Dandini? Naturalmente il titolo gioca sull’assonanza con il suo nome (Serena), perché ciò che ascoltiamo è un concentrato di episodi e storie alla sua maniera. All’inizio la Dandini ci avverte: “mi sento come una foglia in balìa del destino”. La sorte ha deciso per lei e l’ha portata spesso in una direzione opposta a quella prevista, dischiudendole avventure, opportunità, successi. E anche lo spettacolo avrà un andamento fluttuante: senza un rigoroso e lineare filo logico, si procede di scoperta in scoperta. L’approccio, di impronta quasi autobiografica, si sviluppa attorno alle “memorie di una donna difettosa”, come recita il sottotitolo.

La Dandini rivela che questo spettacolo sarà un reading (c’è infatti un leggio), perché la cosa è di moda e fa chic, ma in realtà perché la memoria comincia a cedere sotto il peso degli anni. Ecco un’altra sorpresa: l’evento si svolge “con disturbi comici e musicali”. E infatti, dopo aver dipanato i ricordi di una Serena undicenne che sogna il proprio matrimonio con Mick Jagger, la memoria corre nostalgica all’epoca de-tecnologizzata di qualche decennio fa, quel mondo “di prima” dove esisteva il telefono duplex, il tempo sembrava infinito e poi esistevano cose come… “la pensione”! E la parola magica fa comparire l’ex-ministro Elsa Fornero, cioè l’irresistibile Germana Pasquero, spalla comica e seconda voce dello spettacolo, per nulla accessoria. È un duo tutto al femminile che riflette sul ruolo della donna nella nostra società e su figure di donne pubbliche, con pause musicali che spaziano dai Rolling Stones ai Pink Floyd e Manu Chao (DJ Dmitri Cerbotari).

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La Pasquero-Fornero rimpiange l’avventura del governo Monti (“Mariolino”, come lo chiama con affetto), dove “tutto era panico, amore e fantasia” e poi invece è subentrato il caos degli incompetenti. Ci espone allora la sua paradossale filosofia economica: “la noia” del posto fisso è accostata a un amore sterile e irrigidito nella routine, tutt’altra cosa rispetto all’avventura adrenalinica di un “lavoro precario e fluttuante”. È allergica alla parola “pensione” e profetizza un “2061, Odissea nell’ospizio”…

Poi la Dandini tocca il tema della memoria che si annebbia in situazioni tipiche (scordarsi nomi, PIN, numeri), per approdare alla vecchiaia, argomento-tabù per le donne che, bombardate da pubblicità di cosmetici, corrono dal chirurgo estetico e si trasformano in mostri al botulino. Prendendo a prestito da Rossella O’Hara, protagonista di Via col vento, il motto “domani è un altro giorno”, la Dandini giura di accettare i propri difetti e le ingiurie del tempo.

Le donne devono imparare a farsi una corazza di autodifesa e a questo scopo la Pasquero diventa un’improbabile psichiatra esperta nella sindrome di “autostima azzerata delle donne”. Vengono sciorinati i peggiori cliché, attraverso l’infinito campionario degli spot pubblicitari: donne perfette e irreali, che adorano ovviamente il colore rosa e sono sposate al marito ideale, cioè “l’uomo-Conad, quello che vi sveglia nel cuore della notte perché pensa ai broccoli!”. E poi i nuovi “miti” e bisogni superflui creati dalla pubblicità, come quello delle “perdite di liquidi”, esclusive del corpo femminile (!), perché “se non è mestruo, è sicuramente pipì nell’ascensore!”. Momenti spassosi giocano sull’iperbole di situazioni quotidiane, per esempio l’avventura tragicomica di una donna nella toilette di un autogrill, scena esilarante in cui Serena legge e Germana “agisce”.

Irriverenza e indignazione sono le chiavi di volta di questa lettura ironica e non manca un momento “catartico” anche per il pubblico: tutti sono invitati a mandare un SMS al numero di un membro dello staff per denunciare le cose che “fanno tristeza” (con una Z, come nella struggente canzone dei brasiliani Toquinho-de Moraes), cioè i tic insopportabili della nostra società contemporanea. Il pubblico gradisce, risponde e, fra gli applausi e le tante risate, spera che questa prima volta lecchese della coppia Dandini-Pasquero sia solo l’inizio per nuove frequentazioni.

Gilda Tentorio

 

 

 

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