ABDERRAHIM, IL ‘LUPO SOLITARIO’ AVREBBE COLPITO AL GIUBILEO DOPO AVER PORTATO I SUOI IN SIRIA

Moutaharrik AbderrahimLECCO – Perfettamente integrato – almeno all’apparenza – Abderrahim Moutaharrik, cittadino italiano con scuole a Valmadrera, lavoro da metalmeccanico, residenza in via Panigada a Lecco e attività sportiva di livello nella kick boxing. Frequenta la “moschea” del centro islamico di corso Promessi Sposi, a due passi dal tribunale e formalmente non presenta “sintomi” preoccupanti collegati al fondamentalismo e tantomeno al terrorismo.

Eppure.

“Esiste un livello diverso di soclalità, ormai – annotano alla Digos di Lecco – non c’è più il circolo, la frequentazione fisica degli amici, il bar, la piazza… Ormai per giovani sotto i 30 anni (Moutaharrik ne ha oggi 28, ndr) l’agorà è quella virtuale, dei social o ancora più protetta e meno indagabile su Whatsapp o Telegram“. E’ lì che negli ultimi tempi l’uomo arrestato questa mattina stava dando i segnali ritenuti non più trascurabili della sua “missione”, della trasformazione in soldato dell’Isis pronto all’attacco. A Roma, probabilmente al Giubileo. Da solo.

BENCHARKI SalmaPer gli inquirenti che hanno fermato sei persone tra cui il meccanico-pugile e la moglie Salma Bencharki, 26 anni, la strategia era ormai delineata: Abderrahim, incitato all’azione da un importante sceicco, avrebbe raccolto l’ultima gloria sportiva (e probabilmente un po’ di soldi) in occasione di una grossa manifestazione di kick boxing, il prossimo 14 maggio a Seregno. Subito dopo, la famiglia composta da marito, moglie e i due piccoli bimbi di 2 e 4 anni si sarebbe trasferita in Siria, nel territorio controllato dal cosiddetto Stato Islamico. “Al sicuro” secondo i patti stipulati col famoso principe. Quindi, il lecchese di origini marocchine sarebbe stato pronto ad immolarsi. Una volta rassicurato sulla protezione della propria famiglia, distante dai “cani infedeli“, Moutaharrik avrebbe colpito. A Roma. E certo non con le “armi” tipiche della sua competenza sportiva, non a calci e pugni ma come sottolinea la Digos probabilmente a suon di esplosivi.

Quando le indagini hanno rilevato segnali evidenti, quando i sensori degli inquirenti hanno colto una accelerazione emotiva e pratica, un radicalizzarsi della situazione e date precise dei passi successivi, non potendo seguire poi il potenziale terrorista fino nelle zone di Daesh è scattata l’operazione che ha assicurato alla giustizia sei persone tra cui, come detto, la coppia abitante a Lecco.

questura lecco antiterrorismo 3

E proprio qui, nella placida città manzoniana, lunghe indagini anche molto sofisticate hanno portato alla svolta di oggi. Tra lago e monti hanno lavorato fianco a fianco Digos cittadina e servizi – sì, proprio gli incappucciati del Servizio Centrale Anti Terrorismo – che con calma sono arrivati a definire tempi e luoghi e nella mattinata hanno fatto scattare le manette ai polsi dell’uomo mentre si recava in officina e della moglie, in via Panigada.

Il viaggio del lupo solitario sulla rotta Lecco-Siria-Roma non è mai avvenuto.
Forse, si è evitata una strage.

LcN

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