ACCUSATO DI VIOLENZA SESSUALE
SU UNA MINORENNE, PM “9 ANNI”.
SCONTRO IN AULA TRA AVVOCATI

computer-social-terrorist-extremistLECCO – Più di cinque ore di arringa complessive, tra avvocati della difesa e della parte civile, con il legale dell’imputato che chiede l’assoluzione per mancanza di prove e quello della parte civile che chiede la condanna e un maxirisarcimento. L’imputato a processo è un imprenditore, 40 anni, che fa spola tra Sardegna e Lombardia, accusato di violenza sessuale aggravata in virtù della minore età della vittima, diffamazione, sostituzione di persona e diffusione di materiale pedopornografico su una ragazzina ai tempi 11enne, residente nella Brianza lecchese.

tribunale lecco 10“Per condannare l’imputato – ha spiegato ai giudici il suo avvocato Antonio Secci del foro di Sassari – occorrono le prove, che finora non si sono ancora viste”. Invece la parte civile, con l’avvocato Benedetto Maria Bonomo del foro di Bergamo, che assiste il padre della vittima, ha puntato l’indice su una vicenda definita “terribile” e ha chiesto “la condanna dell’imputato e un maxirisarcimento”. L’inchiesta condotta dalla DDA di Milano con il sostituto procuratore Cristian Barili, era partita da Milano e poi la posizione del 40enne è stata stralciata e il processo incardinato al tribunale di Lecco. Il Pm Cristian Barili, nell’udienza precedente aveva ricostruito la vicenda e chiesto la condanna a 9 anni e 3 mesi di reclusione, oltre a una multa di 60mila euro.

La vicenda risale all’aprile del 2013, quando la ragazzina venne contattata su Facebook da un sedicente coetaneo. Una volta carpita la sua fiducia, le aveva mandato un video in cui due minorenni avevano rapporti sessuali con adulti. Quindi, l’avrebbe minacciata di fare del male ai suoi genitori se non le avesse a sua volta inviato un filmato. La ragazzina l’avrebbe fatto, preoccupata per i suoi familiari. Il video era poi stato diffuso in rete ed era infine stato visto da alcuni amici dell’undicenne prima di finire nella complessa indagine della Polizia postale e del sequestro dei supporti informatici come un computer sul quale erano stati salvati 66 video pedopornografici tra i quali quello dell’undicenne. Il collegio giudicante, presieduto da Enrico Manzi ha aggiornato l’udienza al 7 dicembre per le repliche e sentenza.

 

 

 

 

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