ARBITRO AGGREDITO NEL LECCHESE
IL WEEKEND CONTRO LA VIOLENZA

cartellino rossoLECCO – Sarebbe stato il fine settimana contro la violenza sui campi di calcio, in particolare quella contro gli arbitri. E così le partite sono anche iniziate con dieci minuti di ritardo, proprio in segno di protesta – simbolica – per dire no alla violenza. Peccato che a Cernusco Lombardone un giovanissimo direttore di gara sia stato colpito, sembra con un pugno, dal capitano degli ospiti.

Sabato, durante una partita del campionato provinciale lecchese della categoria Juniores, Marco Airoldi, studente di 18 anni di Vercurago, da due anni arbitro dell’Aia-Associazione italiana arbitri di Lecco stava dirigendo la sfida tra Brianza Cernusco Merate e Costa Masnaga, disputata al centro sportivo del paese. I padroni di casa stavano vincendo 2-0 e, nei minuti finali del match, l’arbitro ha concesso un rigore alla squadra locale. Sembrava fosse tutto a posto, ma clamorosamente il capitano della squadra ospite – una volta vista assegnata la terza rete – lo ha colpito al volto con una violenta manata. Airoldi allora ha sospeso la partita e ha compilato il referto di gara.

Immediatamente però ha contattato i vertici dell’Aia provinciale e si è recato al pronto soccorso dell’ospedale Manzoni di Lecco, dove è stato medicato e gli sono stati refertati cinque giorni di prognosi. Poco dopo sono giunte le scuse dello stesso capitano, coetaneo dell’arbitro e dei suoi dirigenti, ma ormai il danno era fatto.

“C’è rammarico da parte nostra perché l’episodio è capitato proprio nel giorno in cui si parlava di violenza sui campi – afferma il presidente lecchese dell’Aia Romeo Valsecchi –. Si tratta di un gesto molto grave dal punto di vista sportivo e ci ha lasciati esterrefatti. La cosa più importante è che ora il nostro arbitro sta bene, è già tornato a scuola. Certo è scosso, ma visto il fatto successo è normale”.

La provincia di Lecco però non sembra un posto pericoloso per i fischietti. “Siamo un’oasi felice, da noi si registrano pochi casi di violenza, si tratta di casi isolati che certamente bisogna condannare. Ora aspettiamo che la giustizia sportiva si muova, poi per noi il caso finisce qui”.

 

 

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