CONFINDUSTRIA SVELA
UN “RALLENTAMENTO” DELL’ECONOMIA LECCHESE

LECCO – Gli ultimi dati elaborati nell’ambito dell’Osservatorio rapido congiunto di Confindustria Lecco e Unindustria Como relativo al mese di settembre 2013 lasciano emergere un panorama complesso, con elementi che indicano un rallentamento dopo i seppur timidi segnali positivi dell’Osservatorio congiunturale sul primo semestre 2013.

Uno scenario di difficile interpretazione, dove i giudizi espressi dalle imprese in merito all’andamento in settembre, confrontato con quello di luglio, segnalano una contrazione degli indicatori riguardanti domanda, attività produttiva e fatturato. La capacità produttiva utilizzata si attesta mediamente al 71,8% di quella disponibile, ed è di oltre 3 punti percentuali inferiore a quanto rilevato nella precedente edizione (75,1% riferita allo scorso maggio).

Sul versante previsionale il quadro resta incerto, con un’azienda su cinque che indica un possibile incremento dei livelli, mentre altrettante prevedono una possibile ulteriore diminuzione, marcando in qualche modo un equilibrio rafforzato dal restante numero di aziende che si aspettano stabilità per il breve periodo.

Permangono le criticità legate alle situazioni di insolvenza, fenomeno che continua ad interessare i due terzi del campione, e alle condizioni praticate nei rapporti tra imprese e Istituti di credito, in peggioramento per un’azienda su otto. Le imprese aderenti all’Osservatorio hanno inoltre segnalato una tendenza alla crescita dei costi legati all’approvvigionamento delle materie prime. Per quanto riguarda invece lo scenario occupazionale, si rivela una generale stabilità.

“Crediamo che il nostro territorio, come ho più volte sottolineato, possa progressivamente uscire da questo quadro difficile e ritrovare dinamiche positive puntando sempre più sui suoi migliori asset, dalle competenze diffuse all’export, passando per risorse umane qualificate – afferma il Presidente di Confindustria Lecco, Giovanni Maggi. Asset che trovano un sostegno nei servizi e nelle iniziative che
costantemente come Associazione mettiamo in campo proprio perché crediamo nella possibilità di ripresa”. “Tuttavia, affinché questo possa avvenire è strettamente necessario che il Paese sappia mettere in atto interventi seri per il rilancio, con una particolare attenzione alla rimodulazione del prelievo fiscale – continua il Presidente Maggi. Noi restiamo convinti che l’Italia possa ancora risollevarsi, a patto che dimostri di credere nell’industria, patrimonio unico e indispensabile allo sviluppo, e attivando strategie per la crescita. Quali siano queste misure Confindustria, e in particolare il Presidente Giorgio Squinzi, lo hanno ribadito più volte”.

GLI ORDINI
Sul versante della domanda, per le aziende delle due provincie l’indicatore delinea una fase di contrazione. Questo, sia per il mercato interno sia per l’export, dove la differenza tra indicazioni negative e quelle positive è però più contenuta. A livello di mercato domestico, oltre un terzo del campione (il 36,9%) esprime una dinamica in diminuzione per gli ordini (il dato rilevato a maggio risultava pari a 18,2%); mentre risultano pari al 18,5% le aziende che indicano un aumento della domanda (lo stesso dato, a maggio, era pari a 19,7%). Per il restante 44,6% del campione gli scambi
nazionali sono stati ritenuti stazionari.

I giudizi sull’export risultano meno critici. Per sette aziende su dieci, infatti, gli scambi sui mercati internazionali risultano stabili (43,6%) o addirittura in crescita (26,4%); mentre nel 30% dei casi la domanda all’estero è indicata in rallentamento. I dati delle imprese lecchesi confermano il quadro delineato congiuntamente, sia per quanto riguarda la domanda nazionale, sia per l’export. “Stiamo assistendo ad una fase complessa – sottolinea Giovanni Maggi – caratterizzata da dinamiche in rallentamento che influenzano purtroppo anche i mercati internazionali. Tuttavia l’export resta uno degli asset più importanti per le imprese del territorio, così come resta fondamentale che le imprese moltiplichino la capacità, nel complesso comunque già alta, di guardare ai mercati internazionali, prendendo in considerazione anche nuove mete. Penso ad esempio ai BRICS, sui quali si concentrerà la prossima edizione dei Convegni Internazionali di Confindustria Lecco in programma il 18 novembre”.

LA PRODUZIONE
Per quanto riguarda la produzione, i giudizi delle imprese di Lecco e di Como indicano prevalentemente una stabilità dei livelli produttivi (45,7%), pur registrando anche giudizi di diminuzione pari al 29,8%, che superano quelli di aumento, attestatisi al +24,5%. Il dato sulla capacità produttiva conferma quanto esaminato poco sopra: le imprese hanno indicato uno sfruttamento degli impianti nel mese di settembre del 71,8%, con un calo che rispetto all’ultima rilevazione rapida supera i 3 punti percentuali. Analizzando i dati della sola provincia di Lecco, la stabilità riguarda il 50% del
campione, mentre i giudizi negativi (32,7%) sono quasi il doppio di quelli positivi (17,3%).

IL FATTURATO
Il fatturato delle imprese di Lecco e di Como a settembre risulta in diminuzione per quasi un’azienda su due. Rispetto ai livelli registrati lo scorso mese di luglio, infatti, il 47,8% del campione lascia emergere un calo delle vendite, a fronte di un 32,1% di imprese che indicano fatturato stabile, mentre il 20,1% segnala un aumento delle entrate. Una situazione sensibilmente diversa da quella delineata durante la precedente edizione dell’Indagine rapida, in occasione della quale i giudizi positivi (44%) risultavano superiori a quelli di diminuzione (17%).

“Le performance legate al fatturato, che per le aziende della provincia di Lecco non mostrano particolari differenze rispetto a quanto esaminato a livello congiunto –commenta al Direttore di Confindustria Lecco Giulio Sirtori – seguono evidentemente quelle registrate per domanda ed attività produttiva, delineando un quadro che risulta ancora piuttosto complesso, come peraltro confermato dalle previsioni espresse per le prossime settimane”.

LE PREVISIONI
La situazione per le imprese delle due province – ma questo vale anche per la sola provincia di Lecco – non dovrebbe variare particolarmente nelle prossime settimane: il 60% circa del campione prevede infatti stabilità rispetto all’andamento di settembre. I giudizi rivolti al ribasso (20,8%) e quelli positivi tendono a bilanciarsi (22%). Nel 45,1% dei casi gli ordini presenti in portafoglio consentono alle imprese di coprire un orizzonte temporale di poche settimane. Questa percentuale scende al 34,6% se si considera un intervallo di qualche mese, fino ad arrivare al 20,3% nel caso di ordini superiori al trimestre.

LE MATERIE PRIME
Per le imprese lecchesi e comasche si riscontra una certa stabilità sul versante approvvigionamenti. Per il 73,5% del campione non vi sono stati infatti particolari variazioni di prezzo rispetto ai mesi  precedenti. La percentuale di imprese che ha riscontrato un aumento si attesta al 21,9% ed è superiore di circa venti punti rispetto alle imprese che hanno invece indicato una riduzione dei prezzi.
“C’è preoccupazione, in particolar modo tra le aziende metalmeccaniche del comparto dell’acciaio, a causa delle particolari vicende che hanno interessato direttamente anche il nostro territorio – afferma Giovanni Maggi. Occorre mantenere alta l’attenzione su questa situazione, poiché alcune tipologie di materie prime rappresentano una risorsa preziosa per le imprese e anche perché l’alternativa al mercato interno è ovviamente l’importazione dall’estero.”

LA SOLVIBILITA’
Il ritardo nei pagamenti e l’insolvenza dei clienti rimane un problema comune alle imprese dei due territori. Una situazione che riguarda circa i due terzi del campione e che, nel mese di settembre, ha registrato casi di peggioramento, come indicato dal 26,5% delle imprese. Solamente per un’impresa su dieci è stato riscontrato un miglioramento. Considerando la sola provincia di Lecco si nota una percentuale leggermente inferiore di imprese interessate da questo problema (60,7%), anche se risulta più elevata la percentuale di imprese che nel mese di settembre ha registrato un peggioramento (34,1%).

I RAPPORTI CON GLI ISTITUTI DI CREDITO
Per le imprese di Lecco e di Como nell’84% dei casi si rileva una situazione di stabilità nei rapporti con gli Istituti di credito, mentre i giudizi di peggioramento si attestano al 12% dei casi, superando quelli di miglioramento pari al 3,8%.

L’OCCUPAZIONE
In linea con quanto esaminato per le precedenti edizioni dell’Osservatorio, lo scenario occupazionale delle province di Lecco e di Como rivela alcuni elementi di criticità. Le indicazioni prevalenti sono quelle improntate al mantenimento della forza lavoro, con una percentuale di oltre il 79%, mentre i giudizi di diminuzione, pari al 15%, superano quelli di crescita pari al 6%.
Un quadro che, secondo le previsioni espresse dalla imprese per i propri settori di appartenenza, parrebbe confermarsi anche per le prossime settimane. “Per le imprese di Lecco, tuttavia, se il quadro rispecchia in linea di massima quello complessivo – evidenzia Giulio Sirtori – il giudizio riguardante il mantenimento dei livelli, che si conferma come prevalente, raggiunge una percentuale dell’ 83%. Si registra inoltre sul territorio un ulteriore dato relativo agli ammortizzatori sociali: rispetto a questo indicatore, le ore totali erogate valutando il numero di dipendenti rapportati a zero ore sono diminuite in settembre rispetto ai mesi precedenti. Questo in uno contesto generale dove evidentemente le imprese continuano a fare ricorso agli ammortizzatori sociali, sia nelle forme ordinarie che in quelle più gravi”.

 

 

 

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