“COSÌ HO SALVATO UNA VITA”:
IL CARDIOCHIRURGO RACCONTA L’OPERAZIONE AL ‘CUORE ROTTO’

TRIGGIANI MICHELELECCO – “Siamo riusciti a salvargli la vita nonostante avesse il cuore rotto come se avesse ricevuto una coltellata”. Michele Triggiani, 51 anni, il cardiochirurgo che lo scorso 1° giugno ha salvato la vita a un sessantenne di Cantù giunto al “Manzoni” di Lecco con una rottura al cuore, racconta l’operazione che ha dell’eccezionale. “Grazie al rapido intervento degli uomini del 118, oltre a una dose notevole di fortuna, è andato tutto nel migliore dei modi”.

Il salvataggio del canturino è avvenuto soprattutto grazie a una serie di intuizioni. La prima è arrivata sull’elicottero. “Ci ha contattato l’Areu-Azienda regionale emergenza e urgenza per segnalare che l’uomo aveva avuto uno choc e pensavano fosse una dissecazione aortica – ricorda -, quindi ci siamo attrezzati subito. Era verosimile, ma una volta arrivato in ospedale abbiamo fatto un’ecocardiografia che ha escluso problemi all’aorta, intanto ho parlato con i familiari che mi hanno riferito del dolore al petto che aveva da qualche giorno e ho capito tutto”.

In pratica la vittima stava maturando un infarto che non aveva impedito al cuore di battere, ma a poco a poco ha rotto la parete del cuore. “Appena ho intuito ciò che era accaduto siamo corsi in sala operatoria, abbiamo preparato i ferri in pochi minuti e abbiamo operato”.

Per prima cosa è stato tolto il sangue coagulato intorno al cuore, poi il medico ha applicato una pezza emostatica in materiale sintetico per riparare l’organo. In tutto l’intervento è durato un’ora. Un’operazione tutta in apnea, dove la vita del sessantenne ha ballato su un filo sottilissimo.

“Ero consapevole che sarebbe stata molto dura – sottolinea Triggiani -, ma noi siamo addestrati a rimanere freddi”. A un certo punto però le cose sembravano non incanalarsi sui giusti binari. “Mi ricordo perfettamente un momento in quella mattina dove l’anestesista del 118 era fredda e lucida, mentre alcuni del team stavano perdendo la testa di fronte alla gravità della situazione”.

Da vero leader il cardiochirurgo ha tranquillizzato tutti e così la situazione non è degenerata. Dopo l’intervento il paziente è rimasto in ospedale, prima in terapia intensiva, poi in cardiologia riabilitativa. E lunedì mattina, dopo 16 giorni dall’operazione che lo ha strappato dalla morte, è potuto tornare a casa, completamente ristabilito.

F.L.

 

 

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