DENUNCIATA DALLA EX
PER VIOLENZA SESSUALE.
TRA DUE MESI LA SENTENZA

martello-tribunaleLECCO – Ascoltati questa mattina nel tribunale di Lecco dal collegio di giudici presieduto da Salvatore Catalano gli ultimi testi del procedimento a carico di T. B., accusata di violenza sessuale dalla donna con cui aveva avuto una relazione per quasi un anno.

La vicina di casa della presunta vittima ha confermato che la sera della denuncia qualcuno è entrato nel palazzo per poi uscirne meno di un’ora dopo, alle 23 circa. È di un’ora e mezza dopo la chiamata ai Carabinieri di Cremella: “Io e il mio collega – racconta un agente – siamo giunti sul posto e abbiamo trovato la donna semi-nuda, in stato di shock con un’amica. Ci ha detto di essere stata contattata da una sua conoscente – l’imputata – la quale si è recata a casa sua e, secondo la sua testimonianza, l’ha obbligata con la forza ad avere un rapporto. L’abbiamo accompagnata in ospedale per accertamenti, ma la donna non mostrava segni di violenza e neanche il referto ha dato riscontri in tal senso”. Rispondendo all’avvocato della difesa Agnese Massaro, il Carabiniere ha anche testimoniato di essere già intervenuto in quella casa per problemi tra la donna e l’ex marito.

A dare la sua versione dei fatti, raccontando fin dal principio, la stessa imputata: “Ho conosciuto M. S. nel 2012 perché aveva aperto un negozio vicino al bar di famiglia dove lavoro. Un giorno mi ha chiesto di andare a dormire da lei e dalla sua bambina perché erano sole e così è nata la nostra relazione. Per il primo mese è stato tutto tranquillo, poi lei ha iniziato ad avere problemi con la madre e l’ex marito, è diventata instabile, litigava con la gente anche al bar, certi giorni era normale e in altri aveva delle crisi durante le quali lanciava gli oggetti e aggrediva le persone. Così dopo mesi ho deciso di mettere fine alla storia e quella sera del settembre 2013 sono passata da lei, dopo averla avvisata, per prendere i miei vestiti. All’inizio non voleva aprirmi la porta, poi una volta che mi ha fatta entrare ha buttato le mie cose in terre e mentre le raccoglievo mi ha chiusa in casa. Ho minacciato di chiamare i Carabinieri e mi ha lasciata andare, non ho mai saputo nulla della denuncia fino a quando non mi è arrivata a casa la notifica. Nelle settimane successive ha continuato a cercarmi sul telefono e quando ho cambiato numero su Facebook e Messanger cercando di coinvolgermi nella sua attività di pornostar che nel frattempo aveva intrapreso. Quando ho saputo della denuncia le ho chiesto spiegazioni e lei mi ha più volte risposto che l’aveva ritirata, anche in precedenza aveva minacciato di denunciarmi così come aveva fatto con l’ex marito”.

A novembre gli atti finali del processo con le conclusioni degli avvocati e la sentenza del collegio.

Manuela Valsecchi

 

 

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