DENUNCIATI, RADIATI, CONFINATI. LECCO NEL CASELLARIO POLITICO FASCISTA/PARTE II

LECCO –  Prosegue con la seconda e ultima parte il nostro viaggio on line alla scoperta dei dissidenti lecchesi controllati della polizia politica e dai servizi segreti fascisti. L’inchiesta è curata dal nostro esperto di storia Cesare Canepari. [Qui la  prima puntata].

Nei primi anni del regime fascista il numero dei fascicoli cresce rapidamente arrivando in 10 anni a 113 soggetti schedati come mostrato nel grafico.

CasellarioPoliticoCentrale grafico per lecco

La maggior parte di queste persone appartiene ad ambienti lavorativi umili ma non mancano liberi professionisti ed esponenti delle professioni liberali. Il settore operaio e della lavorazione del ferro è il più rappresentato nelle cartelle lecchesi del casellario. Sono infatti oltre 60 i trafilieri, fabbri, calderai, meccanici, operai all’attenzione della polizia. Un’importante rappresentanza coinvolge i lavoratori del settore ferroviario (17). In numero minore sono registrati braccianti, scalpellini, lavoratori del cuoio, carpentieri e falegnami, lavoratori del settore tessile, commessi viaggiatori, impiegati generici. Interessante il dato dei venditori ambulanti, ben 11 nella sola provincia.

Il cambio di direzione impresso dal fascismo alla politica di pubblica sicurezza appare chiaramente quando scorrendo il casellario compaiono i fascicoli di due pensionati (tra cui il pensionato di guerra Antonio Meles), del farmacista e possidente Francesco Villa, del professore universitario Bruno Dante Galli, del sacerdote don Edoardo Gilardi, e della casalinga Francesca Ciceri.

La presenza femminile è marginale tra i sovversivi lecchesi, solo 5 cartelle sono di donne e tutte aperte nel biennio 1937-1938. Ritenuti una minaccia alla sicurezza non sono più solo estremisti politici dichiarati ma anche cittadini con profili pubblici apparentemente innocui.

Pertini

La scheda di
Sandro Pertini

Sotto l’indicazione “colore politico” compare la generica categoria di “antifascista”. Sono 36 gli schedati con questa qualifica, 44 sono invece i fascicoli di comunisti aperti durante il ventennio, 26 i socialisti, solo 4 i nuovi anarchici, e dal 1925 si registra la presenza sul territorio di 5 repubblicani.

Nelle schede del casellario politico centrale è riservato uno spazio per annotare i provvedimenti di polizia che l’amministrazione riservava ai segnalati.

Per quanto riguarda il periodo liberale questo aspetto è spesso trascurato fatto salvo per i casi di radiazione dall’elenco dei sovversivi. Durante la dittatura invece queste informazioni sono più costanti., 18 sono i provvedimenti di diffida, 19  volte si ricorse a una ammonizione e 16 furono gli iscritti alla rubrica di frontiera. Provvedimenti caratterizzanti gli anni del regime sono il confino politico, che coinvolse 13 lecchesi, la denuncia alla giurisdizione ordinaria per offese al capo del Governo (9 casi) e la denuncia alla giurisdizione politica presso il Tribunale speciale per la difesa dello stato (9 casi). 38 sono invece le annotazioni di radiazione, mentre non ci sono notizie circa casi di internamento.

Un ultimo aspetto degno di nota espresso dai database del Archivio di Stato è il numero dei cittadini lecchesi che risulta risiedere all’estero. Ben 16 hanno scelto la Francia, 4 il Sud America, 3 risiedono in Germania ed altrettanti in Svizzera, uno solo a New York, un altro in Gran Bretagna e un ultimo è registrato come residente in Africa Orientale Italiana. Solo 5 di questi lecchesi espatriati sono partiti durante il periodo liberale, gli altri hanno passato la frontiera durante il fascismo.

Cesare Canepari

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Fonte: banca dati online del Casellario Politico Centrale, Archivio Centrale dello Stato http://www.archiviocentraledellostato.beniculturali.it/index.php?it/206/casellario-politico-centrale
>>> LA PRIMA PUNTATA DI QUESTA INCHIESTA

 

 

 

 

 

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