EVENTI/OLTRE OGNI FRONTIERA:
NELLA MOSTRA LECCHESE
IL MESSAGGIO DI DON MILANI

don_milaniLECCO – Caro Direttore, fiducia contro paura, comunità contro solitudine, accoglienza contro odio, cultura contro fanatismo. In questi tempi di muri, frontiere, sbarre mentali e decreti Trumpiani che mettono distanza, barriera, separazione, trincea, arriva a Palazzo delle Paure, come una speranza, monito e augurio la mostra: “Il silenzio diventa voce” sulla figura, la bellezza e l’attualità del messaggio e dell’insegnamento di don Lorenzo Milani, a cinquant’anni dalla morte.

Una guida, don Milani, sempre più necessaria da (ri)scoprire, perché questo odio e questa rabbia sempre più cieca, i Poteri, ovunque siedano e con qualunque abito si coprano, stanno sempre più alimentando, contro i poveri, gli ultimi, gli altri.

Lui, piccolo giovane Priore, cacciato in cima al silenzio di un paesino toscano, Barbiana, che non era nemmeno un villaggio. Una Chiesa, 20 case, sparse nel bosco e nei campi circostanti, isolate tra loro, dove non c’erano strade, acqua, luce e scuola.
E da lì, dal profondo di quel Paradiso degli uomini dimenticati da tutti, don Milani trasforma il silenzio in voce. Una voce che è come il vento. Senza frontiere e muri.

Ed oggi che seminare paura fa comodo sia a chi colpisce gente innocente a Nizza, Quebec City o Bagdad e Aleppo, ma anche a chi non vede l’ora di alzare ovunque muri e barriere, a chi prova ad insinuarci la diffidenza, a chi vuole creare una società blindata, dobbiamo, ognuno per il nostro ruolo, essere ancor più nitidamente seminatori di una società diversa, migliore, più giusta.
Continuando a immaginarla e costruirla, con i gesti simbolici oltre a quelli quotidiani.
Simbolici e intelligenti come pensare e offrire alla Città appunto questa Mostra, e come quello di andare a vederla, insieme agli eventi collaterali, in tante e tanti.

Perché l’odio, di parole, di bombe, di Leggi, restino solo un tentativo, ignorante e vigliacco, di fermare un cammino che invece gesto dopo gesto, parola dopo parola, viene percorso e permette di costruire strade che nuovi sguardi, personali e collettivi insieme, potranno proseguire.

Perché come dissero don Lorenzo Milani e i suoi ragazzi della scuola di Barbiana: “Così abbiamo capito cos’è un’opera d’arte. E’ voler male a qualcuno o a qualcosa. Ripensarci sopra a lungo. Farsi aiutare dagli amici in un paziente lavoro di squadra. Pian piano viene fuori quello che di vero c’è sotto l’odio. Nasce l’opera d’arte: una mano tesa al nemico perché cambi“.
E anche “I Care, mi importa mi sta a cuore”

Abbiamo bisogno di rimettere insieme i nostri cocci e di ritrovare le radici delle nostre comunità.
Con i piedi nel mondo e lo sguardo oltre ogni frontiera

Paolo Trezzi

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