GLI INSEGNANTI LECCHESI
A LEZIONE DI EROTISMO
CON MASSIMO RECALCATI

Massimo_RecalcatiLECCO – Avevate mai pensato alle lezioni di scuola come ad una forma di erotismo? Massimo Recalcati – psicoanalista lacaniano di fama internazionale – sì, e ha spiegato cosa intende con questa espressione ieri sera al Teatro della Società, ad un pubblico prevalentemente composto da insegnanti, alcuni dei quali stanno frequentando un corso di aggiornamento, ispirato proprio all’ultima pubblicazione del professore: “L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento”.

Il punto centrale dell’intervento di Recalcati è, come si può immaginare, la scuola. Questa istituzione ricopre un ruolo di primo piano dal momento che – secondo l’analista – ognuno di noi non è altro che gli incontri che ha fatto lungo il suo percorso e la scuola è il primo fondamentale luogo di incontro e il punto culminante del processo di svezzamento dalla famiglia originaria.

Il professore immagina che la scuola si nutra di due anime: un’anima grigia, fatta di edifici, programmi, aule, orari, verifiche, scadenze (che egli ha definito “dispositivo” in senso foucaultiano per chi se ne intende) e un’anima che è luce, apertura, incontro (“Lichtung” per dirla con Heidegger, sempre per gli amanti della filosofia). Da un lato la scuola come incontro può darsi solo se esiste la scuola come dispositivo grigio; dall’altro il fatto che possa nascere desiderio e amore per la conoscenza a partire dalla circostanza che la scuola è un vincolo e un obbligo sociale, è descritto da Recalcati come “il miracolo centrale dell’ora di lezione” e come scommessa fondamentale di ogni insegnante: solo se il maestro – in senso lato – riesce a far diventare il libro un corpo, una vita, qualcosa a cui appassionarsi, di cui innamorarsi, solo se fa questo riesce a trasformare l’allievo da un recipiente passivo ad un amante che brama di sapere.

recalcati massimo leccoQuesto è quello che lo psicoanalista intende con l’espressione “erotizzazione della didattica” e rappresenta il primo miracolo dell’insegnamento, ma non l’unico. Il secondo miracolo, la seconda sfida dei maestri consiste invece nella “prevenzione primaria” sostiene Recalcati, che consiste nell’operare affinché i ragazzi non si perdano nella droga, nella delinquenza, nella devianza. Come ci insegna Socrate infatti, se noi conosciamo cosa è bene e cosa è male, di conseguenza agiremo in vista del bene e ci terremo alla larga dal male. Ma come possono gli insegnanti, con tutte le difficoltà che attraversa l’istituzione scolastica, accollarsi anche questo fondamentale compito educativo? Facendo bene il loro lavoro, afferma il professore. Infatti “le forme di schiavitù che il nostro tempo patisce – droga, delinquenza, devianza – sono alternative all’erotizzazione della vita”, ciò che erotizza la vita, che spinge la vita verso l’altro, che la rende curiosa per l’altro costituisce un vaccino per le schiavitù del nostro tempo.

Come la scuola può facilitare questo, come può essere davvero un’educazione all’erotizzazione della vita? Recalcati risponde citando Pasolini: “Dove c’è la cultura non c’è la droga e dove c’è la droga c’è un vuoto di cultura”. Dove per ‘droga’ possiamo intendere tutte le forme di schiavitù e per ‘cultura’ possibilità dell’erotismo: questa possibilità dell’erotismo è ciò che il maestro deve trasmettere, attraverso il proprio amore e la propria passione per ciò che insegna. Il secondo miracolo consiste dunque nella trasformazione dei corpi in libri: “se la cultura avvia il soggetto al discorso amoroso, lo apre verso l’altro e l’altro che incontra non è più solo un corpo, uno strumento di cui godere, da usare, ma diventa un libro, qualcosa che tratto con cura, attenzione e rispetto. Trasformare il corpo in libro è il miracolo dell’amore ed è un effetto dell’incontro con la cultura”.

La serata inaugurale di questa ultima settimana della rassegna letteraria “Leggermente” ha visto come protagonisti non gli studenti – per una volta – ma gli insegnanti, che sicuramente si sono portati a casa molti spunti di riflessione sul senso del proprio lavoro e del proprio ruolo nella società e nella vita dei più giovani.

Manuela Valsecchi

 

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