“IN CORO CONTRO LA GUERRA”
I CORI DI OLGINATE RICORDANO
IL PRIMO CONFLITTO MONDIALE

olginate Guerra-01OLGINATE – In occasione del centenario della Grande Guerra l’Assessorato alla Cultura del Comune di Olginate in collaborazione con Centro Sociale Auser Olginate, Spi Cgil Val San Martino-Olginate, Arci Olginate, Pro Loco Olginate, organizza il 15 novembre alle ore 20.30 presso il Cine Teatro Jolly “In coro contro la guerra”. L’iniziativa vedrà la partecipazione delle classi III dell’Istituto Comprensivo G. Carducci e dei tre Cori olginatesi: il Coro A.N.A dell’Adda, il Coro San Valentino e il Coro N.S. di Fatima che accompagneranno il pubblico attraverso letture, canti e immagini.

L’hanno chiamata “Grande Guerra” e così apparve alla popolazione per l’estensione dei fronti, per il numero di Stati coinvolti, per i milioni di soldati in campo, per la dimensione industriale, per il ruolo della propaganda, per la sua durata. L’Europa intera, per 1599 giorni,  si trovò travolta da un conflitto diverso da tutti quelli che lo avevano preceduto, nel quale consumò tutte le energie che aveva a disposizione bruciando un’intera generazione.

“Tramite i canti e le letture – spiega l’assessore Paola Viganò -, vogliamo in questa serata ripercorrere insieme quello che è stato il significato di questa guerra per le persone che l’hanno vissuta indirettamente (le famiglie, gli amici, le persone comuni), per le persone che vi hanno preso parte (la maggioranza dei soldati era composta da contadini semianalfabeti che non conosceva i motivi per cui combatteva; si combatteva obbedendo agli ordini), e per noi, oggi. Attraverso le cartoline, le lettere, i diari di chi viveva la difficile vita in trincea, si conosce la guerra vista dal basso, vissuta e poi scritta. Dalle semplici cartoline alle lettere più personali, la necessità di chi scrive è quella di tenersi in contatto e di non interrompere il legame con il mondo al di là del fronte. Dopo i primi anni, in molti paesi europei gli orrori del conflitto avevano suscitato proteste popolari che chiedevano a gran voce la pace. Tra i civili e perfino tra i soldati, nelle trincee, serpeggiava una comune incertezza sul proprio destino: a volte si vedeva il nemico non come qualcuno da annientare, ma come una persona che, come loro, desiderava solo sopravvivere per tornare alla propria casa e alla propria famiglia”.

“Questa sera ricordiamo il Centenario della Prima Guerra Mondiale. Ma ricordare non basta. Perché ancora oggi si spara e si muore, tra le colline, nei deserti, nelle foreste. Si muore nelle città e nei villaggi. Si muore davanti alle telecamere. E le guerre, oggi più che mai, non si combattono solo con le armi. Una delle guerre più lunghe e profonde vede fronteggiarsi parole e immagini. Che ci entrano dentro. Che determinano le nostre emozioni, i nostri pensieri. Che ispirano le nostre azioni. Questa guerra dell’immaginario sta plasmando le nostre visioni del mondo, è profondamente radicata nella nostra attualità, nella sfera della comunicazione.

E’ sulla cultura allora che bisognerebbe interrogarsi. Che cos’è la cultura per noi oggi? Chi è l’altro?
Forse una piccola risposta può suggerirla il Meeting dello scorso aprile, durante il quale oltre tremila giovani si sono incontrati nelle trincee della prima guerra mondiale per dare vita ad una grande manifestazione di pace.
I luoghi della guerra si sono trasformati nei luoghi dell’impegno, di educazione alla cittadinanza democratica, di una più ampia assunzione di responsabilità, nei luoghi di laboratori di cultura nuova. Perché il valore della pace è assoluto, non è subordinato ad alcuna condizione.”

 

 

 

 

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