JIHAD DEI BAMBINI:
DA LECCO ALLA SIRIA
PER RIPRENDERE IL FIGLIO

jihadistiLECCO – “Sono storie come questa a dare la misura della complessità della sfida all’Is”. Lo afferma una qualificata fonte dell’Antiterrorismo a Carlo Bonini di Repubblica.

Un’altra donna è entrata nelle liste della “via italiana alla jihad”, questa volta partendo da Lecco. Cittadina albanese, sulle rive del Lario aveva trovato il suo posto nel mondo, con un marito, due figlie e un terzogenito maschio. Alcune settimane fa, prima della strage alla redazione parigina di Charlie Hebdo, è l’uomo a presentarsi dai Carabinieri e raccontare della fuga della moglie.

La donna sarebbe sparita all’improvviso, portando con sé il figlio maschio, “al culmine di un viaggio emotivo in cui l’ha vista progressivamente trasformarsi in una ‘sorella della jihad’ pronta al grande salto in quella terra promessa chiamata Califfato”. Verosimilmente incoraggiata da una “ricompensa in denaro” per il reclutamento nell’esercito. Cosi Bonini scrive sulle pagine del quotidiano di Ezio Mauro.

Il racconto del padre, vedovo bianco della “guerra santa”, prosegue. Prima di rivolgersi ai Carabinieri l’uomo ha tentato, invano, di raggiungere la consorte e il figlio minore, arrivando fino in Siria ma arrestandosi davanti a un posto di blocco dell’esercito dalla bandiera nera. In gioco la sua vita, e a Lecco due figlie ad aspettarlo.

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