LA LETTERA/ACQUA LECCHESE:
“IL TAR È UN RISCHIO CONCRETO
VIRGINIO BRIVIO DICA LA VERITÀ”

valsecchi_remoLECCO – Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Remo Valsecchi sulla situazione del servizio idrico lecchese a seguito della clamorosa decisione dell’Antitrust.

Ma perché tutti questi pasticci?
È Commedia dell’Arte? È Burlesque? è molto simile ad un vecchio programma televisivo degli anni ’70: Oggi le Comiche. Questa è la sensazione che si coglie leggendo la comunicazione della Provincia e i commenti dei vari sindaci al parere dell’Antitrust.
Peccato che dietro questa vicenda ci siano gravi e negative ripercussioni ad un servizio fondamentale per la vita umana, l’acqua. Peccato che in conseguenza le bollette dell’acqua continuano ad aumentare. Peccato che la volontà popolare espressa con il referendum 2011 sia completamente ignorata.

L’autorità concede 60gg per l’indicazione delle iniziative atte a rimuovere le violazioni segnalate riservandosi, se non rimosse, di adire al T.A.R. (Tribunale Amministrativo Regionale) e l’esito si può già ipotizzare, basta sfogliare la copiosa giurisprudenza di merito e l’indirizzo dei TAR. Ma, per la provincia e la maggior parte dei Sindaci, del PD, diventa “è un parere pur autorevole ma non vincolante”. A ben leggere, invece, è un parere prescrittivo subordinato, in caso di mancata rimozione delle violazioni contestate, al successivo giudizio del TAR Lombardia.
Aggiunge la comunicazione della Provincia che l’AGCM non ha specifiche competenze per la regolazione dei servizi idrici. L’articolo di legge indicato dal parere, stabilisce che l’AGCM è legittimata ad agire in giudizio contro gli atti amministrativi generali, i regolamenti ed i provvedimenti di qualsiasi amministrazione pubblica che violino le norme a tutela della concorrenza e del mercato.” Anche le azioni del Governo sono soggette a questa disposizione, chissà perché non si applicano alla Provincia di Lecco.

Le stesse censure le ha espresse la Corte dei Conti che è un organo giudicante.
Purtroppo questo Paese è, politicamente, sgangherato ma gli organismi di controllo, per fortuna, funzionano e sono l’unica difesa e tutela dei cittadini.
Per una parte della politica lecchese, la Corte dei Conti, l’Antitrust, il Consiglio di Stato, la Corte di Giustizia Europea, sono solo dei buontemponi che scrivono cose che fanno perdere tempo e non hanno nessun valore, sono solo autorevoli.

Paolo Brivio, sindaco di Osnago, afferma che l’Autority non è un ente giudicante. Cosa significa? Non vorrei che anche le Leggi, emanate da Enti non giudicanti, diventino opinioni autorevoli ma non vincolanti.
Anche la Guardia di Finanza, i Carabinieri o la Polizia non sono Enti giudicanti ma quando fanno visite, o contestano violazioni, provocano qualcosa che è più di una semplice preoccupazione.
Paolo Brivio, nella duplice funzione di componente del CdA dell’ATO e di Sindaco di Osnago, dovrebbe, invece, preoccuparsi di aver omesso, in concorso con altri e pur a conoscenza, di comunicare il parere dell’Autority ai Sindaci riuniti in Assembla di LRH lasciando proseguire gli stessi, ignari, in un’operazione, la fusione e la modifica dello statuto, che l’Autority aveva già censurato. Come Sindaco, inoltre, la vota pure.
È stata un’omissione consapevole o inconsapevole? È stata una semplice dimenticanza o un fatto grave che potrebbe configurare anche un reato societario? Un’ipotesi me la sono fatta ma non compete a me esprimere giudizi, non sono un ente giudicante ma solo un cittadino che ha diritto di parola e di opinione.

 

Mi stupisce anche l’affermazione di Villa, Sindaco di Robbiate, che si trincera dietro il fatto che tutto è fatto secondo le indicazioni dei consulenti. Questo non cancella il fatto che le responsabilità, non solo politiche, sono in capo a chi gli atti li ha compiuti. Ma Villa la soluzione l’ha trovata, è sufficiente evitare di fare il bilancio consolidato comprendente il gas. Questo è possibile solo cedendo il “gas” a terzi, magari privati, o “ritoccando” i bilanci, non sarebbe una novità, è già successo.

idrolarioCuriosa è l’ipotesi di prorogare l’affidamento a Idroservice. L’Autority ha evidenziato l’illegittimità della proroga in ordine alla normativa e giurisprudenza vigente, lo era già la precedente proroga di un anno fa. Ma il vero problema non è l’Autority, bensì il fatto che Idroservice non esiste più perché fusa in LRH con delibera del 29 ottobre scorso. L’efficacia non è immediata, dovranno trascorrere 60gg dal deposito nel registro delle imprese e quindi lo sarà nel prossimo mese di gennaio. Trascurando, per il momento ma senza dimenticarlo, quanto dice l’Autority sulla proroga, qualcuno dovrebbe spiegare come si può prorogare l’affidamento a Idroservice, magari di un anno, ad una società che dal prossimo mese di gennaio non ci sarà più. Sostenere questa tesi o imputarne la non realizzabilità all’Antitrust, se non è “comica” è certamente indice di confusione.

La dichiarazione di Giuseppe Conti, Sindaco di Garlate: “Non vorrei che rimanga soltanto la strada della gara, l’opzione che non piace a nessuno di noi”. Se questa era ed è la reale volontà, sarebbe stato sufficiente creare le condizioni per evitarla invece di quelle che rischiano di provocarla. Il Comitato Acqua Pubblica ed i Comuni di Merate e Cernusco Lombardone avevano indicato un possibile percorso ma sono stati ignorati e anche derisi. Oggi le conseguenze sono queste. Se veramente è dispiaciuto per questa possibile opzione dovrebbe trarne le conseguenze visto che è uno dei principali artefici di tutta la vicenda. Il dubbio che il vero obiettivo, al di là delle enunciazioni, fosse la gara è molto forte. Gli accordi con Cap Holding (Water Alliance) e con A2A forse vanno proprio in questa direzione.

Diffido chiunque ad accomunare il Comitato Lecchese Acqua Pubblica a Partiti o Movimenti politici. Il Comitato è un’organizzazione di cittadini che, prima promuovendo il referendum e poi con la sua difesa, svolge un ruolo che si colloca nel concetto di “dovere civico”, concetto desueto e abbandonato dalla politica attuale ma non dal Comitato.

Virginio Brivio bis sindaco fascia 3Vorrei ricordare a Virginio Brivio, Sindaco di Lecco, che il Comitato non ha esultato per l’iniziativa della AGCM, si è solo irritato perché, rispettando l’esito referendario, vorrebbe che la concorrenza ed il mercato restino fuori dai servizi di interesse generale e, in particolare, dalla gestione dell’acqua. Non mi sembra che il Comunicato di qualche giorno fa manifestasse esultanza. Per favore quando fa dichiarazioni sia più attento e preciso e, soprattutto, dica la verità. Virginio Brivio, che non credo possa esultare, magari si, ma non lo può manifestare, dovrà spiegare ai cittadini lecchesi perché ha promosso, consentito e avallato, prima come Presidente della Provincia e poi come Sindaco del capoluogo, tutta una serie di atti illegittimi, non lo dico io ma la Corte dei Conti e l’AGCM, che sono le premesse per l’affidamento a mezzo gara. La gravità della situazione sta anche nel fatto che, come si può intuire dalle varie dichiarazioni, la volontà non è quella di rimediare ma di perseverare.

I cittadini devono sapere che l’affidamento a mezzo gara significa che il servizio potrebbe essere gestito da un privato, anche straniero, o da una società pubblica, magari la stessa Lario Reti Holding, ma fuori dal “controllo analogo” dei Comuni. Siamo la Provincia con la tariffa dell’acqua più alta della Lombardia, è facile immaginare cosa può succedere se i Comuni non potranno più esercitare il loro controllo e possono contare sui dividendi perché, in quel caso LRH sarebbe una società finanziaria e commerciale a tutti gli effetti.
A Firenze, la città del Premier, con la gestione affidata ad una società pubblico-privata, non soggetta al “controllo analogo”, il costo dell’acqua è il più alto d’Italia e il doppio di quello lecchese.
A Napoli, con l’azienda speciale, e nonostante le note difficoltà della città, la situazione è completamente diversa e i cittadini possono anche esprimere la loro opinione sulle modalità, tariffa e qualità del servizio.

Remo Valsecchi – cittadino

 

 

 

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