LA LEUCI IN TRASFORMAZIONE: ECCO LA CITTA’ DELLA LUCE

leuci sindacoLECCO – “Ora possiamo davvero trasformare la Leuci”. Così Germano Bosisio, ex rsu, racconta del possibile futuro dell’ex fabbrica di via XI febbraio, chiusa dal 31 dicembre 2013. “Siamo partiti dal basso cercando di lottare per salvaguardare il posto e poter creare un futuro migliore. Insieme ad altre associazioni siamo riusciti a individuare un percorso più concreto per la riqualificazione dell’area”. Questo lavoro cerca di mettere in relazione tra di loro attività produttive e creatività grazie all’apporto di giovani e adulti. Ma ora non ci sono più solamente i lavoratori della Leuci, bensì anche altre realtà. “È una vera e propria sfida in cui i benefici potranno essere di tutti”.

Arriva quindi la Città della luce. “Si tratta di un progetto per il recupero dell’area, a impatto zero”. In soldoni una parte dello spazio potrebbe essere ceduto per una riqualificazione. Un’altra zona potrebbe essere trasformata a sede di una cooperativa con iniziative artistiche. Un altro spazio, il cuore dell’area, rimarrebbe da affittare a centri di ricerca che studino applicazioni per il lavoro. Anche la palazzina potrebbe essere affittata ad artigiani o aziende creative. “Come prima cosa bisogna parlare con il proprietario dell’area, ma così abbiamo forti possibilità per portare a casa risultati”.

I giovani di Art station da due anni lavorano in collaborazione con la Leuci. “Abbiamo pensato a un progetto a lungo termine – spiega la portavoce Veronica Cardullo –. Non possiamo più affidare il nostro futuro ad altri, i primi a tirare dietro le maniche siamo noi. La Leuci non è un cantiere solo tecnico o solo di ricerca. Cerchiamo di progettare qualcosa per il nostro futuro”.

Guido Giangrasso, rappresentante del Gabbiano, spiega che “unire l’arte e la cultura con questo posto significa che la qualità di vita sia sempre presente. Noi vogliamo dare questo apporta all’iniziativa a cui stiamo partecipando”.

Graziano Morganti, rappresentante della Valle dell’Adda, afferma che “il progetto si finanzierebbe su fondi regionali, ma soprattutto su fondi europei”. I lavoratori della Leuci pensano da anni a creare una cooperativa. “Porterebbe lavoro ad almeno una decina di persone – afferma Maurizio Esposito, ex rsu –. Noi ci stiamo impegnando personalmente, ma chiediamo alle istituzioni di poterci dare una mano. È un anno che la fabbrica è chiusa, ma solo poche unità di ex dipendenti sono riusciti a ricollocarsi e chi ci è riuscito lo ha fatto con i propri mezzi, senza aiuti vari. Questo ci preoccupa perché se non ci impegniamo noi difficilmente riusciremmo a tornare a lavorare. Nei primi anni si potrebbe puntare all’assemblaggio nei prossimi due anni, ma la speranza è quella che la cooperativa sia collegata ai centri di ricerca. E ora stiamo cercando commesse di lavoro”.

Uno dei primi interlocutori dei centri di ricerca applicata potrebbe essere Lucio Vaccani, inventore esperto di tecnologia cinematica multipolare che già collabora con gli ex dipendenti Leuci.

“Questa idea un po’ manifatturiera, un po’ cultura, tanta innovazione e sperimentazione è nuova – sottolinea l’assessore alle Attività produttive Armando Volontè –, interessano a tutti, sono molto forti. Mi piace questo aspetto di cercare di creare lavoro. Sarebbe bello anche avere sale che aiutino le produzioni cinematografiche che si stanno approcciando sempre più a Lecco”.

“Un lato positivo è la tenacia in questa vicenda – spiega il sindaco Virginio Brivio –. Bisogna cercare di produrre posti di lavoro ora, non solo nei settori un po’ diversi rispetto alla tradizione, ma anche con realtà nuove. Il cambiamento può avvenire insieme alla città. Ora la Leuci si deve toccare”.

Adesso bisognerà attendere anche il parere di Giuliano Pisati, proprietario dell’area.

 

 

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