LECCO/CIVICHE BENEMERENZE,
IL DISCORSO DI BRIVIO ALLA CITTÀ:
“PENSARE A UN NUOVO SVILUPPO”

lecco corteo 25 aprile 2016 (15) brivioLECCO – In occasione dell’imminente arrivo della festa di San Nicolò, patrono della Città di Lecco, come ogni anno oggi si è svolta la cerimonia di consegna delle civiche benemerenze. In questa occasione il primo cittadino Virginio Brivio ha mandato un messaggio alla città, in cui, partendo da un’analisi della struttura sociale di Lecco, si arriva a interrogarsi sul ruolo della città nel contesto locale e a sottolineare la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. Di seguito il testo del discorso.

Cinquant’anni fa, sindaco il compianto Alessandro Rusconi, nasceva questa cerimonia che vide come primi benemeriti monsignor Teresio Ferraroni, Guido Camillucci e Cesare Secchi.

Mezzo secolo di una tradizione che ormai appartiene alla storia della nostra Città.

E perché oggi non sia solo un rito che risponde a un “obbligo” di una data, vorrei cogliere lo spirito profondo che deve caratterizzare questa nostra giornata e in particolare l’evento che stiamo vivendo insieme, attribuendo ad alcuni tra i tanti cittadini operosi che ben hanno meritato il riconoscimento della civica benemerenza di San Nicolò.

Ma cosa intendiamo riconoscere tramite l’esempio di queste persone? Io credo, in sintesi, il positivo che c’è nella nostra comunità, ma anche, a partire proprio da queste testimonianze, chiederci: cosa posso fare io, cosa possiamo fare noi per migliorare la nostra Città?

Se è vero che l’obiettivo di ogni Amministrazione è costruire il bene comune, oggi la domanda è: come?

Un primo passaggio è quello di ritrovare e rinvigorire il senso di appartenenza cercando anche di fare i conti con un tessuto demografico profondamente cambiato: quasi 48.000 abitanti in città, una percentuale di stranieri oltre il 10 %, i nuclei composti da un unico componente sono 8.000 (su 21.500 totali), la popolazione da 0 a 29 anni è poco più di 13.500 lecchesi, mentre quella oltre i 65 arriva a quasi a 11.700 persone.

Uno spaccato che denota come il ricambio generazionale sia drammaticamente fermo, sia in termini di nascite sia da un punto di vista di trasmissione dell’identità e come il tema del tessuto famigliare, risorsa formidabile per i singoli e per la comunità, si è fortemente modificato.

In tale contesto non è più tempo di campanilismi e di localismi, peraltro oggettivamente in fase di superamento a favore di livelli più “ampi” per la comprensione e la soluzione dei problemi (si pensi alle nuove organizzazioni in tema di salute, trasporti pubblici, gestione rifiuti e del ciclo idrico e al sociale).

Oggi è più che mai necessario saper guardare oltre i ponti e i confini e arrivare con gli altri Comuni del circondario a forme di collaborazione più ampie, in grado di affrontare temi che riguardano la vita quotidiana dei cittadini.

Al contrario, immersi nel “villaggio globale” dobbiamo avvertire un’appartenenza a una storia e a delle tradizioni che non può essere ovviamente un’adesione solo anagrafica e geografica, ma una condivisione e una volontà di riconoscersi gruppo, comunità con le proprie attività, sensibilità, responsabilità, riconoscendo i nuovi contributi che vanno ad implementare positivamente quello che i latini chiamavano “genius loci”.

Un secondo ineludibile passaggio è quello di essere veramente consapevoli (e trarne le dovute conseguenze) che ci troviamo di fronte a un bivio: da una parte la prospettiva di crescita e di sviluppo della nostra Città, dall’altra la più facile tentazione di rinchiudersi in sé stessi rischiando però quell’isolamento nel quale affonderebbero tutte le nostre legittime ambizioni. Io credo che Lecco occupi un ruolo fondamentale sul piano strategico in Lombardia e perciò restano sì i capisaldi necessari di un progetto politico che serve per le infrastrutture (anche immateriali), ma diventa necessaria una visione che sappia connettere il presente con il futuro, senza relegare nell’oblio il passato. Un po’ enfaticamente potremmo parlare del destino della Città, specie in relazione alla stagione nella quale, dismesse la più parte delle fabbriche storiche (con “benemerite”, è il caso di dirlo, eccezioni). Si deve pensare, progettare e mettere in cantiere uno sviluppo alternativo.

In tutto ciò, la crisi non ci ha aiutato: eppure è proprio in questi momenti e in queste fasi di difficoltà congiunturali e strutturali che bisogna “aguzzare l’ingegno” e “organizzare la speranza”. È arrivato il momento e i lecchesi ne hanno le capacità.

La vocazione turistica, pur non albergando in noi dalla nascita, va coltivata con determinazione, attivando e connettendo i tanti processi che negli ultimi anni hanno preso il via positivamente, a partire, ad esempio, dallo slancio di EXPO 2015.

In questo, come in altri settori, abbiamo cercato di esercitare quell’indispensabile lavoro di rete e connessione tra Istituzioni che ha permesso di raggiungere importanti risultati, facendo ripartire opere ferme da anni, come l’Ostello, il Polo Museale, la Caserma dei Vigili del Fuoco, il Tribunale ,Villa Manzoni e di avere l’ambizione di ipotizzarne di nuove, attese e finalmente pronte a spiccare il volo, tra cui il porto e la riqualificazione della Malpensata, nuove piste ciclabili nell’ambito del progetto interprovinciale “Brezza”, la messa sicurezza montagne e torrenti, tanto per citarne alcuni.

Infine, occorre una chiamata a raccolta e al senso di unità del mondo associativo della città, per ridefinire progetti concreti e non suggestioni inconcludenti. L’azione strategica “avere cura dei beni comuni” che vede interagire più settori del Comune con tante realtà, anche informali, dei quartieri, ha rimesso in circolo e sistematizzato un’attenzione al patrimonio verde, monumentale, immobiliare ma anche ai tanti bisogni sociali, culturali, sportivi delle persone, chiamando a raccolta i cittadini per vivere un nuovo modello partecipativo, riscoprendo un inedito ed imprevisto protagonismo. Declinando questa ripartenza con quel principio di solidarietà operosa ed intelligente che è connaturato nella comunità lecchese e che davanti al moltiplicarsi dei disagi e delle povertà delle persone, deve diventare una sorta di parola d’ordine in grado di riassumere,  deriva la lettura, in chiave aggiornata, del senso anche civile di questa Festa del Patrono. Gli “Stati generali del Welfare” che si sono svolti nei primi mesi di quest’anno e che hanno riguardato temi cruciali come la casa, il lavoro (con particolare attenzione ai giovani e agli adulti che lo perdono), la condizioni degli anziani (in una città che sempre più “invecchia”) troveranno continuità anche nella proposta che stiamo approfondendo, di costituire una fondazione di partecipazione per gli interventi nel Welfare, dove le risorse del pubblico e del privato insieme diventano protagoniste di risposte comunitarie.

In questi anni ho ricevuto molto dai lecchesi e ogni giorno mi sento felicemente impegnato a cercare di ricambiare ciascuno di voi, nella convinzione che mettendo insieme le idee e le azioni, unendo le forze, si possa raggiungere quella coesione sociale che i cittadini ci chiedono e meritano.

Buon San Nicolò a tutti!

 

 

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