L’INVISIBILE GUERRA UCRAINA
E IL VALORE DELLE SPEZIE
NEI FOCUS DI IMMAGIMONDO

LECCO – Passeggiare per le strade di Lecco in un soleggiato pomeriggio di fine estate e ritrovarsi immersi in post i esotici e tempi lontani. Non è l’inizio di un film di fantasia ma l’effetto di Immagimondo.

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A partire da sabato mattina, il mercatino enogastronomico di piazza Cermenati ha offerto la possibilità di assaggiare prodotti tipici sardi, toscani, pugliesi e anche i più nostrani, grazie all’esposizione del mercato agricolo di Valmadrera.

In piazza Garibaldi invece gli stand a disposizione delle associazioni aderenti al festival, hanno permesso ai più curiosi di conoscere abiti, gadget, libri o semplici dépliant di luoghi e culture diverse e raccogliere informazioni su come poter intraprendere viaggi verso luoghi lontani.

E poi c’è stato un momento – alle 15.00 al Palazzo delle Paure – in cui due brillanti giornalisti hanno parlato del loro viaggio. Andrea Sceresini e Lorenzo Giroffi hanno trascorso quaranta giorni in Ucraina, dove imperversa “una guerra civile, una guerra civile in Europa, su cui i riflettori dei grandi media sono spenti”.

giroffi e sceresiniI due giornalisti hanno realizzato un reportage di guerra, cercando di descrivere la situazione dell’una e dell’altra parte del fronte di combattimento: “abbiamo voluto raccontare questa guerra vivendola in prima fila, perché sta facendo tantissimi morti, di cui non si saprà mai il nome e probabilmente neanche il numero preciso, – spiega Giroffi – una guerra che conta anche moltissimi disertori, cifra delle contraddizioni e dell’aggiuntiva dose di dolore che comporta la guerra quando è combattuta tra cittadini di uno stesso paese”. “Abbiamo voluto raccontare quel microcosmo di infinite storie che nulla centrano con gli accordi geo-politici e le questioni ideologiche di cui parlano i tg quando trattano della guerra in Ucraina, abbiamo voluto raccontare le storie dei contadini e dei minatori che ammazzano altri contadini e minatori che fino al giorno prima erano vicini di casa e compagni di scuola. – aggiunge Giroffi – Abbiamo voluto raccontare di una guerra in cui muoiono civili, di persone che combattono in trincea e si rifugiano nei bunker”.

I due giornalisti hanno compiuto questo viaggio rinunciando ai privilegi degli “embedded”, di quei giornalisti che si aggregano agli eserciti regolari, viaggiando al seguito degli uffici stampa secondo i canali convenzionalmente riservati ai reporter. Si sono imbarcati in un’operazione più azzardata che ha comportato anche “lunghi periodi morti, in attesa della dritta giusta, le difficoltà di intendersi con persone che non parlano inglese, ma questo ci ha permesso di entrare nella guerra con i nostri occhi, senza filtri istituzionali, abbiamo creato rapporti di fiducia, abbiamo valorizzato ogni incontro”, spiega ancora Lorenzo Giroffi.

Inoltre, volendo raccontare sia il punto di vista dei filo-russi sia il punto di vista dei filo-occidentali, hanno anche dovuto affrontare il problema pratico di passare da una parte all’altra del conflitto, dovendo sciorinare ad ognuno dei molteplici posti di blocco le motivazioni del proprio lavoro, mostrare accrediti, senza suscitare troppi sospetti.

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In certi casi ci siamo affidati anche agli italiani – racconta Andrea Sceresini – perché, come forse saprete, in Ucraina sono accorsi a combattere anche russi, francesi, italiani, afghani… Ad eccezione dei russi, che combattono contro le truppe regolari nel nome di un ‘popolo russo’ che va oltre i confini nazionali, la maggior parte degli stranieri che combattono la guerra civile lo fanno su entrambi i fronti, per ragioni politiche. Molti degli italiani che combattono con i filo-russi appartengono a gruppi di neo-fascisti, che vedono in questa guerra una battaglia contro l’occidente e in Putin un baluardo dell’ideologia di estrema destra. Al contempo uno dei combattenti di questo fronte che abbiamo intervistato aveva cucito sulla divisa la falce e il martello e uno dei simboli più diffusi è la bandiera rossa. C’è una grande confusione ideologica e manca del tutto una linea politica precisa”.

In una situazione così poco chiara e così contraddittoria il reportage di Sceresini e Giroffi che scritto, rilegato ed edito da Baldini & Castoldi prende il nome di “Ucraina la guerra che non c’è”, assume ancor più valore per chi vuole farsi un’idea su una guerra civile che imperversa nel nostro continente.

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Solo a qualche metro e qualche ora di distanza – al palazzo del commercio alle 18.00 – di tutto un altro viaggio si è parlato. Il professor Francesco Antinucci – Direttore di ricerca all’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR – ha raccontato una storia molto particolare, quella delle spezie, attraverso la quale però si possono seguire le tracce e lo sviluppo di un altro grande racconto: quelle dell’uomo e delle sue rappresentazioni.

La narrazione dello studioso è partita da lontano, dalla Roma antica e da una delle attività che più caratterizzavano gli uomini di quest’epoca – e anche delle precedenti – cioè il mercantilismo: ” l’andare per mare verso l’ignoto – racconta il professore – era in realtà un andare in posti lontani ma ben precisi, dove sarebbe stato possibile acquistare particolari merci che una volta riportate in patria avrebbero consentito un notevole guadagno. L’aspetto più interessante riguarda quali fossero queste merci che procuravano un guadagno tale da giustificare un’attività ad altissimo rischio economico e anche vitale, ma soprattutto del perché tali merci godessero di questo stato. Già perché si sarebbe portati a pensare che debba trattarsi di merci particolarmente utili, ma anche difficili da reperire o procurarsi e fortemente localizzate: insomma qualcosa come il nostro odierno petrolio. Si resta perciò di stucco quando ci si rende conto che la maggior parte di questi prodotti non servono assolutamente a niente. Si tratta infatti delle spezie, le quali non hanno valore nutritivo, né curativo, né conservativo, né servono ad alcun altro scopo. Esse svolgono ben altra funzione per l’uomo: servono a rappresentarlo, a proiettare nel mondo una certa immagine di sé, un’immagine altamente desiderabile, quella di un uomo ricco, che può permettersi cose che solo pochi possono e dunque al vertice della scala sociale”.

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Ecco di cosa parla dunque “Spezie. Una storia di scoperte, avidità e lusso” edito per Laterza. “Parla dell’importanza del commercio di spezie, cercando di dare un’idea quantitativa dei valori in gioco nelle diverse epoche storiche, scandite proprio dalle modalità di questo commercio. In parallelo viene analizzato l’utilizzo delle spezie, e cioè il modo in cui il loro consumo viene reso possibile all’interno del sistema cucina. Ne risulterà nel complesso un effetto a ‘cascata’: un potere economico che, ieri come oggi, determina gli eventi del mondo; un potere economico che, per un lungo periodo, è a sua volta determinato dal commercio di spezie; spezie che sono ricercate a qualunque prezzo per la funzione rappresentativa che permettono”.

Manuela Valsecchi

 

 

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