METASTASI/LA DIFESA DI TROVATO:
“NON C’È ASSOCIAZIONE MAFIOSA”

tribunale lecco 11LECCO – “Prove di associazione mafiosa non ce ne sono”. Parola di Marcello Perillo, avvocato di Mario Trovato, nell’ultima arringa al processo Metastasi prima della sentenza di settimana prossima. Come scrive Il Giorno, il legale è partito da quello che è l’architrave su cui si è basata l’inchiesta della Dda di Milano: l’esistenza di una locale di ’ndrangheta, il cui capo sarebbe Mario Trovato, che avrebbe tentato di infiltrarsi nella vita politica lecchese per trarne benefici illeciti.

“Non ci sono però nè pistola fumante, né cadavere. La Dda non è riuscita a portarci le prove dell’esistenza di un clan”. In Metastasi si sono sì raccontate “le cene, ma sono ritrovi tra amici alla 046, a fianco dei clienti, e quindi senza la segretezza propria dei ritrovi ’ndranghetisti”. Come il super-summit di Paderno Dugnano “al quale Trovato non partecipa proprio perché non è a capo di alcuna locale”. E la situazione di Mario sarebbe quindi lontanissima da quella del fratello Franco che “nel 1989 comprò un’auto di lusso con 58 milioni di lire in contanti, il fratello girava con una Ford Kuga comprata con i soldi della compagna”.

Sulla figura di Ernesto Palermo l’avvocato Perillo dedica una buona fetta del suo intervento. “A Lecco non era il referente politico del clan ma un noto ludopatico con noti problemi economici che la politica la interpretava come modo per ottenere soldi o vantaggi per proprio conto, come quando chiede al sindaco Brivio di sistemare la compagna”.

 

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