OLTRE IL BLU, AFFRONTARE
LE SFIDE AD ALTA QUOTA:
IL RUOLO DELL’ALIMENTAZIONE

MANASLUI VIDEOLECCO – Monti Sorgenti, la rassegna di eventi dedicati alla montagna e all’alpinismo organizzata dal Cai Lecco, “un contenitore di iniziative rivolte a un pubblico il più ampio e variegato possibile” come l’ha definito Emilio Aldeghi, sta per giungere al termine. Dopo due settimane di proiezioni, conferenze, escursioni, yoga e una mostra fotografica dedicata ai sessant’anni della storica ascensione del Gasherbrum ancora in corso a palazzo delle Paure, l’edizione 2018 si concluderà lunedì 28 maggio con la tradizionale serata in maglione rosso del Gruppo Ragni di Lecco.

Venerdì sera l’aula magna del Politecnico di Milano – Polo territoriale di Lecco è stata teatro di un altro incontro molto significativo a partire dal titolo “Oltre il blu: alimentazione in ambiente estremo, e la scalata al Manaslu 8163 metri”. Protagonisti della serata la dottoressa Donatella Polvara, biologa e nutrizionista, che ha presentato il suo libro, e l’alpinista reggiano Fabrizio Silvetti, reduce dall’ascesa al Manaslu in Nepal, l’ottava montagna più alta del mondo, compiuta lo scorso anno. La scelta del Politecnico è dovuta all’attenzione che l’ateneo ha dimostrato negli ultimi anni al tema della montagna e dello sport dal punto di vista della ricerca scientifica.

MANASLU1Donatella Polvara ha presentato il risultato di due anni di ricerche e viaggi nei quali si è confrontata con alpinisti, esploratori, popolazioni che si sono adattate a vivere in condizioni estreme come i tuareg, gli eschimesi e gli sherpa. L’obiettivo era individuare gli alimenti e i principi nutritivi che possono aiutare a sopportare la fatica, il freddo e le difficoltà legate all’altitudine a partire dall’esperienza diretta di chi ha vissuto in contesti estremi per costruire un metodo di alimentazione codificato, una “dieta” per alpinisti d’alta quota come già esiste ad esempio per gli astronauti. Il ruolo fondamentale dell’alimentazione in altitudine parte da alcuni elementi base come la caffeina, che aiuta a mantenere la lucidità mentale e muscolare, le proteine e carboidrati a medio e immediato rilascio. Allo stesso modo la dottoressa ha sottolineato l’importanza di una buona colazione e di assumere integratori vitaminici e barrette proteiche per contrastare gli effetti dell’alta quota, come nausea e perdita di massa muscolare. È importante anche organizzare e razionalizzare la quantità di cibo da portare in spedizione, che costituisce un peso non indifferente negli zaini e deve essere protetta dal rischio di congelamento.

Le ricerche della dottoressa Polvara partono da una tesi molto semplice che ha trovato riscontro nelle abitudini alimentari delle popolazioni da lei intervistate: la natura mette sempre a disposizione tutti i principi nutritivi di cui l’uomo ha bisogno per sopravvivere anche in ambienti estremi e inospitali. Se gli eschimesi sfruttano il salmone e il latte di renna per accumulare grassi che permettono di resistere al freddo, gli alpinisti hanno bisogno soprattutto di proteine e zuccheri per affrontare le loro sfide. “Io ormai ho sviluppato una vera e propria dipendenza verso alcuni alimenti che mi accompagnano sempre quando sono in fase di ascesa e che mi aiutano a combattere la nausea e la mancanza di appetito e ad assumere barrette e integratori” è intervenuto Silvetti. “Si tratta di sapori forti e piacevoli, come la coca cola, molto utile per l’assunzione di zucchero e caffeina, la maionese, le acciughe e il parmigiano reggiano, a cui da buon emiliano non posso assolutamente rinunciare”.

MANASLU2Fabrizio Silvetti non si definisce un alpinista, solo un amante dello sport e della natura che si è dato alle spedizioni in Himalaya arrivando a scalare tre cime sopra gli ottomila. “Ma io non inseguo record, non faccio collezioni, ricerco dei risultati interiori. Per questo mi considero una persona fortunata” ha affermato, ricordando soprattutto quello che per lui rappresenta il Nepal: una terra con gente splendida, ricca di valli e paesaggi incantevoli dove ha trovato amicizia, solidarietà e ha condiviso le sue passioni con altre persone molto forti dal punto di vista mentale. Ha ricordato con grande trasporto i bambini di strada di Kathmandu e le iniziative benefiche che sostiene durante i suoi viaggi e ha posto l’accento sulle forti emozioni che le sue “imprese” gli hanno procurato, permettendogli di scoprire nuove parti di sé e facendogli apprezzare ancora di più ciò che la vita famigliare gli riserva a casa. Un concetto sul quale è ritornato a fine serata anche il dottor Silvano Sala, psicologo che ha analizzato la “sana follia” e le motivazioni che spingono alcune persone ad andare oltre i propri limiti e il supporto psicologico offerto dal cibo, e la stessa Polvara: “le emozioni forti sono la base su cui nascono e prendono forma le grandi idee e i grandi progetti”.

F. R.

 

 

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