OSNAGO: BANDIERE A MEZZ’ASTA
E UNA MOSTRA SU UN ESEMPIO
DI DIALOGO RELIGIOSO

Frate Fiorenzo Priuli e Moussa Aboubakar Hassoumi, califfo di Kiota (Niger)

Frate Fiorenzo Priuli e Moussa Aboubakar Hassoumi, califfo di Kiota – Niger. (foto Avvenire.it)

OSNAGO – In seguito al terribile, inumano attentato perpetrato nella giornata di ieri, mercoledì 7 gennaio, nella sede del periodico parigino Charlie Hebdo, l’amministrazione comunale di Osnago ha deciso che da oggi, nella sede municipale, le bandiere italiana ed europea siano esposte a mezz’asta.

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Il piccolo gesto intende esprimere non solo accorata partecipazione al lutto che ha colpito tante famiglie e un intero paese, ma anche convinta solidarietà nei confronti di un giornale che si è battuto per affermare la libertà di stampa e di tutti coloro che, a ogni latitudine, lottano per affermare le libertà fondamentali e i diritti umani universali, contro la follia del terrorismo e del fanatismo omicida.
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Per dare maggior forza al messaggio, sul sito internet del comune e sulla pagina facebook dell’associazione Progetto Osnago, collegata al gruppo di maggioranza in consiglio comunale, compare l’adesione alla mobilitazione Je suis Charlie, che sta coinvolgendo cittadini e internauti di tutto il pianeta.
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Proprio nella serata di ieri, inoltre, l’amministrazione comunale ha deciso di inaugurare nella serata di sabato 24 gennaio la mostra fotografica “Il Frate e il Califfo”. L’apertura della mostra avverrà in concomitanza con l’edizione 2015 della tradizionale iniziativa “Insieme per la pace”, che nell’anniversario della Grande preghiera di Assisi, promossa da papa Giovanni Paolo II, chiama a raccolta nella preghiera e nella riflessione esponenti di tutte le confessioni religiose presenti a Osnago.
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La mostra, promossa dal “Gruppo Solidarietà Africa” di Seregno, è l’esito di uno straordinario viaggio per immagini compiuto dal fotografo osnaghese Bruno Zanzottera. Esso documenta un’incoraggiante storia di amicizia tra un frate medico di origine italiana che opera in Benin, paese dell’Africa occidentale, e una guida spirituale musulmana del Niger.
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Due uomini che si sono incontrati una volta soltanto, hanno dato vita a una collaborazione che, in trent’anni, ha salvato la vita a centinaia di persone: anche se la terribile sfida che il fondamentalismo fanatico pone alle nostre società non va né sminuita né sottovalutata, storie come quella del Frate e del Califfo ci offrono la dimostrazione (dunque la speranza) che nella quotidianità degli uomini di buona volontà sono possibili percorsi di dialogo e di cooperazione, che costruiscono pace, giustizia e benessere per le collettività.
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