PADRE PAROLARI MIGLIORA
SOLIDARIETÀ DAI MUSULMANI
IGNOTI GLI AGGRESSORI

BANGLADESH ParolariDINAJPUR (Bangladesh) – Tutti “sono stupefatti di quanto è accaduto, non solo i cristiani. Anche i musulmani che conoscono padre Piero Parolari non si aspettavano l’aggressione a colpi di pistola e coltello. Tutti gli vogliono bene. Non è stato aggredito in quanto sacerdote, ma perché straniero”. A riferirlo ad AsiaNews è una fonte cattolica, che parla delle reazioni della comunità locale di Dinajpur al tentato omicidio del prete missionario del Pime. In questo momento, continua, “il quadro clinico di p. Parolari è in via di miglioramento. Parla con fatica e non ricorda nulla della violenza”. La situazione nel Paese rimane tesa per gli stranieri, con altri religiosi minacciati di morte in tutto il territorio.

Le condizioni di salute del sacerdote e medico italiano, in Bangladesh dal 1985 e aggredito mercoledì 18 novembre, sono buone. Viene tenuto sotto stretto controllo medico presso l’ospedale militare di Dhaka (il Combined Military Hospital), dove è ricoverato nel reparto Post-anestesia. Ha ricevuto la visita di alcuni confratelli e di Mario Palma, ambasciatore italiano nel Paese. Fa fatica a parlare e i medici non si sbilanciano sui tempi di guarigione, anche se la fonte riporta che “sono molto fiduciosi”.

La stessa fonte conferma la situazione politica tesa che si respira nel Paese, di cui ieri ha parlato anche il comunicato della Direzione Generale dell’Istituto religioso, intervenendo in merito alla rivendicazione del gesto da parte di militanti dello Stato islamico. In realtà i colpevoli (tre malviventi) rimangono tutt’ora ignoti e le autorità riportano solo l’arresto di 10 membri del Jamaat-e-Islami, un gruppo estremista islamico locale, tra cui il segretario.

L’aggressione di padre Parolari è solo l’ultimo episodio di una lunga serie di violenze contro le minoranze religiose, gli stranieri, i blogger e i pensatori liberali. Oggi il Daily Star, principale quotidiano nazionale, riporta la notizia di ulteriori minacce di morte recapitate a 12 sacerdoti e pastori cristiani in tutto il Paese, di cui cinque “avvertiti” tramite sms che “restano loro solo 3-4 giorni di vita”. “La situazione è grave e la comunità cristiana è spaventata – riferisce la fonte –. Per questo motivo gli spostamenti dei missionari del Pime di Dinajpur sono ancora controllati dall’esercito. I militari hanno voluto incontrare i sacerdoti missionari e hanno raccomandato prudenza. Essi hanno piena libertà di movimento ma devono essere accompagnati”.

“Eppure – dice –, nonostante le continue minacce rivolte contro gli stranieri, nessuno si aspettava l’aggressione a padre Parolari. Tutti apprezzano il suo lavoro missionario, dato che da anni cura gli ammalati nell’ospedale locale. Anche la mattina dell’agguato si stava recando al Medical College per visitare due ragazzi feriti in un incidente”. “I missionari del Pime – conclude – hanno ricevuto messaggi di amicizia e solidarietà anche dai musulmani. Molti abitanti locali si sono offerti di fare i turni al posto dell’esercito per garantire la loro sicurezza”.

 

Fonte: AsiaNews/PIME

 

 

 

 

 

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