CARLIN PETRINI: “ABBIAMO PERSO
LA SAGGEZZA DEI NOSTRI NONNI
E CI SIAMO RIDOTTI A QUESTI CHEF”

petrini a lcLECCO – Carlin Petrini, il fondatore di Slow Food, è un uomo a cui ancorarsi per una speranza di futuro. E’ un seminatore di futuro. Gli oltre 300 partecipanti, che ieri sera a Lecco hanno assistito alla sua lezione presso l’aula magna del politecnico di Lecco, all’interno del ciclo di incontri  “Le primavere di Lecco” ne hanno avuta l’ennesima riprova, ennesima conferma.

Una serata di alta scuola accessibile a tutti per l’universalità dei temi: il cibo come conoscenza. Per la capacità di coinvolgere, di affascinare, che ha la relazione spontanea, contadina di un grandissimo personaggio.

Non va dimenticato che Carlo Petrini è stato inserito, già nel 2008, dal prestigioso quotidiano anglosassone The Guardian, tra le 50 persone che potrebbero salvare il pianeta e, ancor prima, nel 2004, la rivista Time Magazine ne ha riconosciuto doti e idee inserendolo a sua volta tra gli “eroi del nostro tempo”.

PETRINI PUBBLICO

Accompagnato dall’amico e compagno per un pezzo di strada del progetto Slow Food, il lecchese Popo Mojoli che ha aperto la serata ricordando le difficoltà nel lontano 1987 di introdurre qui da noi il tema della cultura del cibo, dell’alimentazione.

“I problemi sono altri!” Così, infatti, veniva con sufficienza redarguito dai suoi compagni di sinistra e dall’istituzione comunale ad ogni tentativo di promuovere questa conoscenza. Carlin Petrini ha, per oltre un’ora e mezzo, a braccio, fatto scuola, squarciato veli, denunciato storture, criticato i programmi tv, analizzato l’economia, interpretato la società. Condiviso speranza. Convinto.

Ha iniziato a spiegare chi è lui. Lui che, sappiamo in molti, parla con i più potenti della terra, con il papa e i capi di stato, dandogli del tu. “Sono”, ha detto, “un gastronomo”. La gastronomia non è però quello che si vede in tv, che “ad ogni ora c’è un delirio, qualcuno di delirante, con in mano una padella”. La gastronomia non è la spettacolarizzazione della padella. E’ molto molto di più, è altro. La Gastronomia è soprattutto l’agricoltura, il contadino, il pescatore, l’allevamento, la ontologia, è il connubio scientifico tra chimica e fisica, è genetica. La Gastronomia è innanzitutto biologia, è storia, è economia, è economia politica.

slow_food_logo_redlargeLa Gastronomia, come aveva già ben spiegato Anthelme Brillant-Savarin nel 1825 con il suo libro La fisiologia del Gusto – “cercatelo, leggetelo ragazzi” ha tenuto ad esortare i giovani presenti in sala Carlin – “E’ tutto ciò che riguarda l’uomo in quanto egli si nutre” o come 4 secoli a.C. il padre della medicina Ippocrate ebbe a riconoscere “la prima medicina è il cibo che mangiamo” .

E allora perché stiamo andando verso il baratro? Come ci siamo ridotti? Ci siamo ridotti in questo stato perché il cibo non ha più valore. Perchè è diventato una merce. Questo sistema alimentare non funziona. Un sistema alimentare che è abbastanza criminale.

E per dimostralo Carlin Petrin porta 5 elementi a sostegno della sua tesi:

1) Stiamo perdendo la fertilità dei suoli.
Negli ultimi 130 anni abbiamo inondato i suoli, i terreni di chimica facendo diventare il suolo quasi come “una suola di scarpe”. Negli ultimi 30 anni abbiamo usato più chimica che nei 100 anni precedenti.

2) Mancherà l’acqua.
Da qui a qualche decennio non secolo. Il 76% dell’acqua è usato per l’agricoltura e molta, troppa, troppa acqua si spreca. Per produrre produrre produrre. Oggi il made in Italy significa produrre produrre. Una vergogna.

3) Stiamo perdendo la biodiversità.
Abbiamo perso il 70% di biodiversità, dall’inizio del 1900, cioè abbiamo perso migliaia e migliaia di specie, di prodotti. Scomparsi. Oggi agli allevatori, anche qui, il latte glielo pagano 0,32 centesimi al litro, e questo spinge oltre che alla fame a non allevare più le razze autoctone, di una volta,  che faceva però 12 litri al giorno. Oggi tutti, ovunque e dappertutto, con la frisona olandese, che fa 40 litri. E tutte le altre sparite. Fa nulla se questo latte è meno di qualità, meno ricco, meno buono.
E’ la biodiversità che sta scomparendo, che stiamo facendo scomparire, perché non ha la forma giusta, la grandezza giusta, per metterli sul banco di un supermercato.
Questo sistema ha più a cuore il denaro che la natura.

4) Non ci sono più contadini.
Malgrado oggi parliamo come non mai di cucina non ci sono più i contadini. Nel 1950 metà della popolazione attiva era contadina, oggi è solo il 3% e molti hanno 60 anni e più. Ma come fai a convincere un ragazzino, un giovane oggi a fare il contadino se si pagano 7 centesimi al chilo le carote?

5) Mai come oggi si spreca cibo.
1.500.000.000 un miliardo e mezzo di tonnellate di cibo nella spazzatura.
Spendiamo più per dimagrire che per mangiare. Il 30% della produzione agricola biologica finisce direttamente nel compost perché il diametro, la forma, il calibro non è compatibile con la vendita. Stiamo finendo in un burrone. A tappe forzate.
C’è gente che muore ancora di fame mentre produciamo cibo per 12 miliardi di persone.

Anche noi siamo complici di questo sistema: “guardate il nostro frigo, sono tombe di famiglia”.
Abbiamo dimenticato la saggezza dei nostri nonni e ci siamo ridotti a questi chef.

slow food ortiAlcune soluzioni/percorsi
1) Lotta senza quartiere allo spreco.
2) Rafforzare l’agricoltura e l’economia locale.
3) Rafforzare il senso di comunità, di solidarietà, nuove forme di distribuzione, riducendo la distanza tra produttore e consumatore con mercati dei contadini, economia della reciprocità. Costruite degli orti. Ovunque, nelle scuole, in casa, in ogni spazio aperto. In ogni quartiere. Lavorare perché i giovani possano tornare a lavorare la terra, con un giusto compenso.
4) Ridare valore al lavoro manuale, all’artigianato, all’artigianato alimentare.

Carlin Petrini, va a concludere ricordando e specificando “io non sono per l’economia del poco, ma del giusto. L’educazione alimentare: questa è la gastronomia. Dobbiamo ritornare a dare valore al cibo, rispettare la natura, facendo nascere una nuova economia. Siamo armoniosi.”

La serata si conclude con diversi aneddoti e lo stupore, lui agnostico, di una telefonata del papa. 40 minuti. E poi una lettera a seguito di quella telefonata, del papa, che Carlin Petrini legge come chiusura della serata. Una lettera toccante, chiara, non di maniera, che come fa notare lo stesso Petrini il papa chiude salutando con “Fraternamente Francesco“. Firmato come facevano i socialisti del secolo scorso. I vecchi socialisti.

La fratellanza, l’armonia. Un serata splendida dove Carlo “Carlin” Petrini ha dato chiare, importanti ed autorevoli ISTRUZIONI PER IL FUTURO.

 

 

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