QUANTI “NANI” AL LAVORO
PER CONTRASTARE (INUTILMENTE) IL GIGANTE VIRGINIO

Virginio BrivioLECCO – Premessa: nulla di personale rispetto a chi è affetto da nanismo. E nemmeno contro i vari avversari del sindaco in carica. Ma permettete che il lavorio nemmeno troppo sotterraneo dei presunti “competitor” di Quaresima Brivio faccia un po’ sorridere. La democrazia è il minore dei mali al quale ci aggrappiamo e prevede che, insomma, anche quando i risultati sono scontati bisogna pur provare a farsi eleggere. E poi, qui smettiamo di scherzare e veniamo al punto, la lotta autentica non è per prendersi la poltrona che più conta a Palazzo Bovara ma qualche sediola – ché anche le minoranze, dai, possono ricavarsi degli spazi, un po’ di sottopotere, milligrammi di comando…

Il nostro è insomma un intervento cosiddetto a tesi. Brivio vince, dipendentemente dagli avversari in campo, forse anche al primo turno. Posta la prima condizione, contestabile ma assai più che probabile, passiamo a quel che resta. La gara è a fare i primi tra gli ultimi – e in questa corsa spiccano vari soggetti, persone e partiti che si attraggono, si respingono, nascono e muoiono (politicamente) o ancora resuscitano ecc ecc. Prendete Bodega: da solo potrebbe contare un due-tre per cento o giù di lì, per questo cerca in giro chi lo accolga per contare di più (e a qualcuno, specie nell’Ncd, la cosa non spiace soprattutto se considerata nell’ottica di una corsa solitaria nel magmatico mondo del centro destra lecchese). L’Ncd… Nulla di personale contro la Lega locale, per carità: ma a Roma e in via Bellerio dicono che non si può stare insieme, nemmeno in riva al Lario e allora eccoci insieme a Bodega.

ROSSI E MARONIA proposito di Carroccio e dintorni: si conferma una cosa che questo giornale ha scritto e riscritto più volte: Antonio Rossi è l’uomo giusto nel posto sbagliato. E nel momento sbagliato. Uno che fa l’assessore regionale e punta a scenari nazionali, che viene a fare a Lecco? Perché rischiare in una città in crisi, per meno soldi e tutto sommato facendo un “passo indietro” rispetto al magnifico palcoscenico offertogli dal Pirellone? Ecco che ci pensa l’amico Maroni a toglierlo dall’imbarazzo di dover dire “Grazie, no“. Il bell’Antonio? Serve a Milano ha detto il governatore. E così Lega e destra in generale restano senza IL candidato, quello che anche i sondaggi commissionati da quell’area politica indicavano come il migliore dei perdenti se candidato a sfidare il gigante Virginio.

Cariboni MarcoAllora via, tutti liberi e sparsi, cani sciolti a caccia di qualche voto in più per ottenere quei due-tre seggi in consiglio. Uno a sinistra, un paio forse ai grillini, quanti al centrodestra “atomizzato”, con Forza Italia e Fratelli d’Italia (forse insieme, fanno anche rima), la Lega che invece non desidera mescolarsi e appunto i solitari (con Bodega) dell’Ncd. Ah, senza dimenticarsi gli ultimi arrivati – per ora – della “lista della Canottieri“. Gli amici di Oscar Giannino guidati da un Marco che però stavolta non corre per la poltrona da sindaco (…) ma si tira dietro i signori Galli e Piazza. Non Stefano Galli – ancora alle prese con la giustizia e i rimborsi – ma il meno noto Pietro e non il Sergio dell’ANCE ma Carlo Piazza. Che a loro volta cercano di appoggiarsi a qualcuno – certamente non a sinistra. Dove invece Anghileri lotta per guadagnare una presenza in consiglio.

Antonio Pasquini Ritorniamo al Nuovo Centro Destra, che dopo anni e anni pare destinato a perdere una figura ormai “classica” tra i banchi a Palazzo Bovara: quella di Antonio Pasquini, ora nello staff del sottosegretario regionale Nava. Onestamente, Lecco e i suoi giornali perdono così una formidabile fonte di stimoli, polemiche, confronti in un contesto già abbastanza quaresimale di suo. Insomma, più spazio ancora per quelle che un cronista di questo quotidiano aveva definito “piante grasse“: i tanti, troppi personaggi destinati a cinque anni di chiappe appoggiate alla sedia, braccia noiosamente alzate alle puntuali votazioni di massa, dita sulla tastiera dello smartphone. Gesti e parti del corpo impegnate, ma bocche regolarmente chiuse. Siamo e saremo distanti politicamente da “Ato” ma davvero, in questo senso almeno, Pasquini ci mancherà. Al suo posto arriva uno che si chiama Andreotti (Alberto).

Infine, sul carro del vincente è già salito “Appello“. Oggi invece si capirà se c’è un posto anche per Venturini.

 

 

 

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