SPECIALE/BIGIARE A LECCO,
INCHIESTA NELL’AULA
“PARALLELA”: IL BAR

BIGIARE A LECCO1LECCO – Ore dieci e trenta di una qualsiasi mattinata feriale, saletta fumatori di un bar vicino al centro. Una spessa coltre di fumo avvolge una massa di figure. Guardando oltre la nebbia si scopre che a generarla sono le sigarette di alcuni ragazzi, una trentina circa, di diciassette anni al massimo, affaccendati nella più classica delle attività da bar: la partita a carte. Cappuccino in una mano, sigaretta nell’altra, si concentrano sui calcoli per chiudere a scalaquaranta.

Tralasciando il valore affettivo e il potenziale di sviluppo per la specie umana che le loro giovani menti contengono e concentrandosi solo su una freddissima valutazione economica d’impatto, si può dedurre che ognuno di loro vale almeno mille euro: 300 tra scarpe e vestiti alla moda, altrettanti di smartphone e 400 euro di tablet con il quale propongono personalizzate playlist musicali.

Vista la dotazione tecnologica in loro possesso dunque si potrebbe quasi scambiarli per dei giovani brokers venuti a valutare il mercato finanziario della città. Se non fosse per il mucchio di zaini dimenticati in un angolo della saletta. Zaini già, perché questi esperti giocatori di carte in realtà non sono altro che gli studenti delle scuole superiori lecchesi che, in barba alle sbandieratissime e americanissime “manovre di sicurezza scolastica” come il badge e il registro on line, hanno fatto la classica e intramontabile bigiata.

Che si tratta di studenti lo si può anche dedurre dal fatto che alcuni di loro, probabilmente presi da rimorsi di coscienza, tra un morso di brioches e l’altro, annotano appunti su un libro appoggiato alle ginocchia.

Che hanno diciassette anni, invece, lo si capisce chiaramente dai loro fitti discorsi. Seduti ai tavolini, divisi tra maschi e femmine come neanche la più tradizionalista delle parrocchie comanda più, si scambiano opinioni sui più comuni argomenti d’interesse adolescenziale. I maschi sono di poche parole: qualche distratto commento sul professore che “ce l’ha su con me”, qualche analisi sulle partite di calcio e qualche elogio autoreferenziale sull’ultima prestazione con i videogiochi. Le femmine, al contrario, per natura più prolisse, si concentrano sulle relazioni interpersonali: litigi con il fidanzato analizzati fin nei minimi dettagli, spietate critiche a una qualche ex amica che “mi sparlava dietro” e la ricerca di comprensione da parte delle amiche presenti per i propri soliti drammi familiari.

Quest’ultima categoria offre agli ascoltatori un bello scorcio di quella che è la famiglia moderna: bersagli delle accuse non sono più solo mamma e papà, ma anche “il fidanzato di mia mamma” e “la compagna di mio papà”. Per tutti loro il j’accuse più gettonato è “lui/lei non capisce che io…”, ma ad avere la peggio sono proprio quelle donne che hanno preso il posto di mamma nel cuore di papà. Alle nuove arrivate viene contestato un po’ di tutto, dalle incapacità culinarie a quelle educative. “Mi ha fatto usare il suo pc e quando se l’è ripreso non funzionava più, così mi ha sgridata, io non le ho detto niente e dopo un po’ mi ha chiesto scusa e mi ha comprato dei cioccolatini… che cosa stupida!”. Mentre si ascolta questo racconto ci si può facilmente immaginare la nuova arrivata che, mano al portafoglio e atteggiamento da “considerami come una tua amica, io non voglio assolutamente portarti via il tuo papà”, cerca disperatamente di entrare nelle grazie di questa adolescente la quale, da parte sua, probabilmente sente solo il peso di un altro adulto al quale dover render conto della propria vita.

A un certo punto l’armonico concerto di cucchiaini che mescolano caffè, accendini che infiammano sigarette e carte lanciate sul tavolino, viene interrotto da una voce fuori dal coro: “Bah io quasi quasi entro a scuola”. Uno del gruppo scalaquaranta si alza e si dirige verso il mucchio di zaini. Cala il silenzio. Dal gruppetto di giovani donne però parte prontamente un perentorio “Sono le undici, ormai cosa entri a fare, torna a sederti”. Il disertore tentenna un attimo, ma poi cede e torna al suo posto: il sesso debole ha comandato e quello forte ha eseguito, certe dinamiche non hanno età.

Silvia Ratti

 

 

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