TEATRO/CON SHAKESPEARE
SI APRE IL 2017. LECCO RISPONDE
CON 10 MINUTI DI APPLAUSI

01_Foto Misura per misura_ph Bepi Caroli_DSC_0879-kcID-U10901837248150NcH-1024x576@LaStampa.itLECCO – Se il 2016 al Teatro della Società si era concluso con Shakespeare (Come vi piace), il sipario del 2017 si riapre nuovamente con il Bardo, sempre con una produzione del Teatro Stabile di Torino. Si tratta di Misura per Misura, per la regia di Jurij Ferrini, che torna a Lecco dopo il successo dell’anno scorso in Cyrano de Bergerac. Dici Ferrini e hai la garanzia di fedeltà all’originale, una lettura del classico riproposto con note di modernità e freschezza, tratto però che questa volta sembra un po’ sottotono: le interpretazioni sono come al solito fini e ben curate, ma forse soprattutto dai giovani si sarebbe attesa una verve più intensa e il vortice dei colpi di scena si avvia con momenti di stanchezza, che non vanno tuttavia a incidere su tre ore di uno spettacolo-fiume assai godibile.

Shakespeare ambienta il dramma in una Vienna immaginaria e ci invita a riflettere sulle luci e ombre di virtù e giustizia. Con il pretesto di una partenza per motivi diplomatici, il Duca (lo stesso Ferrini) affida il governo della città all’impeccabile Angelo (Matteo Alì). Il giovane Vicario comincia ad applicare leggi fino a quel momento “dormienti”, all’interno di un disegno complessivo di risanamento morale della città (restrizioni e chiusura dei bordelli). La prima vittima eccellente è Claudio, che ha ingravidato la fidanzata e prima del programmato matrimonio riparatore viene incarcerato e condannato a morte. Angelo interpreta alla lettera un’antica legge, con un rigore eccessivo e spietato. Nel tentativo di piegare la sua ferrea decisione, interviene la sorella di Claudio Isabella (Rebecca Rossetti), che sta per prendere i voti. Ed ecco il primo scarto. L’incorruttibile Angelo, preso da passione smodata per lei, le propone un empio patto: la vita del fratello in cambio della sua verginità. Ad aiutare Isabella interviene uno strano frate, che non è altri se non il Duca travestito, rimasto in città appunto per vigilare sull’operato del suo Vicario. Sarà lui ad architettare un inganno ai danni di Angelo, che farà scoprire la verità, salverà Claudio e risolverà i nodi irrisolti attraverso alcuni matrimoni.

09_Foto-Misura-per-misura_ph-Bepi-Caroli_DSC_5507Commedia tenebrosa o tragedia con happy end? L’ambiguità di fondo resta fino alla conclusione. Il tono plumbeo è accentuato dalla scenografia minimale, costituita da una cattedra, un carrello di faldoni giudiziari e un tavolaccio, il tutto accerchiato da pareti nere coperte di graffiti: si leggono parole che dialogano con il dramma in scena, mentre una figura femminile alla Bansky vola in cielo grazie a un palloncino rosso a forma di cuore. L’amore che fa volare però sembra una dimensione lontana da questo mondo, sporco di intrighi e bassezze. Insieme ai protagonisti si muovono macchiette di opportunisti, ruffiani, prostitute e uno sguaiato libertino fanfarone, tenuti a bada da poliziotti isterici e confusionari, un piccolo mondo dove si intrecciano egoismi meschini e interessi personali. Le leggi ci sono, ma finora non sono state applicate, e quando Angelo “ducheggia”, non conosce il metro del buonsenso e della misura. Da un estremo all’altro. Ma quello che dapprima sembra soltanto cieco rigore da burocrate, cambia con l’apparizione di Isabella: a scattare non è la dolce follia dell’innamoramento, ma il tumulto dei sensi, che ottenebra ogni schiettezza. Angelo cerca addirittura di ragionare per sillogismi sulla legittimità delle sue pretese sulla novizia, esercitando non solo una prepotenza di genere, come diremmo oggi, ma anche di potere. Egli usa due misure per lo stesso reato: condanna a morte Claudio per fornicazione e poi vuole contrattare la grazia proprio con la stessa azione colposa, giustificata però ora in nome dell’alto uffizio della legge. Il Duca gli rimprovera l’ipocrisia della consapevole contraddizione fra condotta e rigore della sentenza.

07_Foto-Misura-per-misura_ph-Bepi-Caroli_DSC_0644Eppure tutti i personaggi oscillano in una costante ambiguità, primo fra tutti lo stesso Duca, il grande burattinaio della situazione, capace di fronteggiare con acume spericolato colpi di scena e imprevisti, scavalcando talvolta principi morali e manipolando i personaggi ai propri fini. Questa città sembra aver perso la bussola della virtù e della misura, e anche il lieto fine non lascia un senso di appagamento per la ricostruzione dell’ordine.

A rasserenare gli animi ci pensa però Ferrini con l’ultima battuta del Duca che si trasforma in ringraziamenti-presentazioni degli attori della compagnia. E in coda, un grazie finale va anche al grande William, che da quattrocento anni continua a far sognare. Il pubblico lecchese premia Ferrini con dieci minuti di applausi, mentre l’inchino dei dodici interpreti si trasforma, sulle note di una canzone, in una danza, una festa di allegria contagiosa. È questa la passione di fare teatro: narrare storie incantevoli e poi condividere la gioia con il pubblico. Perché la magia continui.

Gilda Tentorio

(foto di scena di Bepi Caroli per il Teatro Stabile di Torino)

 

 

 

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