“THE HATEFUL EIGHT”:
IL CAPOLAVORO WESTERN
FIRMATO TARANTINO

hateful-eight-header-2-e1450230987265Fresco della vittoria ai BAFTA 2016 del premio per la miglior colonna sonora a Ennio Morricone, bisogna premettere che The Hateful 8 è un film per adulti. O meglio, è un film per gente matura, per chi il cinema e in particolar modo il cinema di Tarantino non lo vive solo come un piacere derivato da sangue, violenza e linguaggio scurrile. Non preoccupatevi, ce ne sarà in abbondanza anche in TH8 e anzi, si toccano nuove vette dello splatter (c’è anche chi ha accostato questo film a un vero e proprio horror). Ma se ci si aspetta un film di 3 ore dove non si veda altro che azione e tanto sangue, allora è meglio virare verso altre produzioni del regista statunitense. Perché qui, a parte il divertimento offerto dalla violenza gratuita, c’è moltissima altra carne al fuoco, che però non tutti potrebbero apprezzare.

La trama, almeno all’inizio, è abbastanza semplice: siamo nel Wyoming, pochi anni dopo la guerra civile americana. Diretti a Redrock ma ostacolati dall’arrivo di una forte tormenta, due cacciatori di taglie (il Maggiore Marquis Warren interpretato da Samuel L. Jackson e Jonh Ruth, interpretato da Kurt Russel), un quasi sceriffo di contea (Chris Mannix, interpretato da Walton Goggins) e altri brutti ceffi tra cui l’inglese Oswaldo Mobray (Tim Roth) e la prigioniera Daisy Domergue (Jennifer J. Leigh) si rifugiano all’”emporio di Minnie”. Confortati da un camino acceso, un caffè dal gusto discutibile, uno stufato di dubbia provenienza e un buon bicchiere di brandy, i nostri si ritrovano presto a dover fare i conti con la reciproca antipatia, scatenata soprattutto dalla loro appartenenza alla fazione dei nordisti o dei sudisti durante la guerra civile da poco conclusasi, che ha lasciato delle ferite ancora aperte e dolorose.

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