TRIBUNALE/IL PROCURATORE:
“4 MAGISTRATI NON BASTANO,
E ATTENZIONE ALL’ACCORPAMENTO”

antonio chiappani procuratore 2LECCO – E’ estremamente significativo il dato del rapporto tra popolazione residente e Sostituiti Procuratore per quantificare lo sforzo del personale del Tribunale di Lecco. Il foro di Lecco è infatti in vetta a questa particolare classifica tra le Procure del nord Italia con 84.348,5 abitanti per ogni Sostituto Procuratore, sono appunto solamente 4 i magistrati per un territorio che conta oltre 337mila residenti.

Per fare un confronto la Procura di Lodi, che vanta una popolazione simile a quella lecchese, può contare sull’apporto di 6 sostituti, uno ogni 56mila abitanti. Anche Varese coi suoi quasi 280mila cittadini può assicurare il lavoro di 8 magistrati, uno ogni 34mila. Mentre la Procura di Busto Arsizio può servire con 11 sostituti una popolazione doppia di quella lecchese (687mila; un SP ogni 62mila abitanti). Ci sono poi “casi limite” come Trento e Imperia dove il Tribunale può disporre di 10 magistrati a fronte di una popolazione poco superiore alle 20mila unità.

“E’ necessario che i cittadini sappiano quale enorme lavoro compiono ogni giorno i 4 magistrati e i 18 amministrativi nel Palazzo di Giustizia” spiega il Procuratore Antonio Chiappani. Lo sfortunato primato lecchese comporta anche un carico di lavoro maggiore: solo nell’ultimo anno ognuno dei quattro sostituti procuratori – Cinzia Citterio, Paolo Del Grosso, Nicola Peteroti e Silvia Zannini – ha ricevuto 1.461 nuovi fascicoli, quando difficilmente il dato supera il migliaio, mentre a Sondrio il dato è stabile tra gli 800 e i 900 fascioli. Per lavorare nelle condizioni migliori basterebbe anche solo un magistrato in più.

Il Procuratore Chiappani coglie l’occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario per richiamare l’attenzione della città sul ruolo del Tribunale. L’impegno a “riportare il foro entro la cinta muraria”, nella sua sede di Piazza Affari, si scontra con la preoccupazione legata ai recenti riordini amministrativi che hanno coinvolto la sanità, le provincie, gli enti corporativi. L’eventualità – ad ora, va detto, non prevista – di accorpamenti anche per l’Autorità giudiziaria priverebbe il territorio delle specificità e dell’autonomia che il Tribunale locale può assicurare. Un accentramento porterebbe infatti al venir meno delle attività di monitoraggio sul tessuto sociale, peculiarità di quello che a tutti gli effetti oggi è un “Tribunale del territorio”.

C.C. 

 

 

 

 

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