USAVA LAVORATORI CLANDESTINI
MA LE CIRCOSTANZE
RESTANO POCO CHIARE

toga-giudiceLECCO – Sembra alleggerirsi il procedimento penale a carico di S. G., accusata di aver violato le leggi sull’immigrazione clandestina e lo sfruttamento della posizione economica, per aver impiegato nella propria sartoria di Missaglia del personale sprovvisto di permesso di soggiorno.

Questa mattina nell’aula del giudice Manzi è intervenuta l’operatrice della Direzione territoriale del lavoro di Lecco e ha raccontato l’esito dell’ispezione eseguita nel 2013 nell’atelier in questione assieme alle forze dell’ordine: “Durante il nostro controllo abbiamo rilevato delle violazioni amministrative, oltre ad irregolarità nell’assunzione del personale, tre dipendenti erano assunti regolarmente, quattro erano in fase di regolamentazione mentre uno solo è clandestino”.

La circostanza che resta ancora da chiarire è quella confermata anche dal secondo teste della difesa, l’avvocato Paolo Rivetti, cioè “la comparsa di un uomo in ciabatte e mutande – spiega la consulente dell’imputata presente durante il controllo – proprio mentre le forze dell’ordine ci avevano riuniti per la verifica dei documenti, persona che a differenza del resto del personale non avevo mai visto in azienda”.

Per chiarire la faccenda tramite le deposizioni degli altri testimoni si tornerà in tribunale il prossimo maggio.

M. V. 

 

 

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