USTIONATO SUL LUOGO DI LAVORO,
“NON SI POTEVA FARE DI PIÙ”

toga-giudiceLECCO – Un bruttissimo infortunio sul lavoro, costato l’uso della mano sinistra ad un ragazzo all’epoca dei fatti 22enne. Fatti che risalgono ad ottobre del 2013 quando in un’azienda di Valmadrera un dipendente interinale in somministrazione per qualche settimana, ha avuto un incidente con la pressa per lo stampaggio a caldo, perdendo il pollice e ustionandosi buona parte della mano e dell’avambraccio.

Durante il processo all’anziana titolare, accusata di lesioni personali colpose e di aver violato il decreto legge 81 del 2008 sulla salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, ha testimoniato il tecnico dell’allora Asl di Lecco che si era occupato dell’indagine scaturita dall’infortunio: “Dai nostri controlli e dai test effettuati dalla ditta che ha prodotto la macchina è emerso che non era un problema di attrezzatura, la quale funzionava bene. Abbiamo riscontrato invece delle irregolarità per quanto riguarda la formazione obbligatoria prevista dalla legge, abbiamo aperto il procedimento, l’azienda si è adeguata alla normativa ma non ha pagato la multa prevista”.

“Non avevo mai avuto esperienze in questo settore e con questa macchina in particolare – spiega la vittima dell’incidente –. Nei giorni precedenti avevo lavorato su un macchinario più piccolo e sulla tranciatrice, per la pressa per lo stampaggio a caldo ero stato istruito il giorno prima, la mattina dell’infortunio era la prima volta che ci lavoravo e non ho seguito nessun corso di formazione”.

avvocato marcello perilloAd incalzare il teste sul punto l’avvocato della difesa Marcello Perillo: “la formazione generale è stata un giretto in azienda – risponde però il ragazzo – e quella specifica una spiegazione da parte del mio responsabile sul funzionamento delle macchine, pochi minuti in tutto”. Qualche perplessità anche sul contratto del dipendente, nella quale l’Adecco lo ha indicato come stampatore, senza però che egli avesse esperienza in questo settore: “Io sono entrato in contatto con l’azienda perché all’epoca ci lavorava mio cognato – risponde ancora il testimone – è stata poi la ditta a dirmi di rivolgermi all’Adecco dove ho firmato i documenti per l’assunzione”.

“Quando ci sono dei picchi di lavoro, ci rivolgiamo alle agenzie interinali – spiega il figlio dell’imputata, attuale titolare e Rspp dell’azienda – e così abbiamo fatto anche nel caso in questione. Il ragazzo, come tutti i neoassunti, ha frequentato un corso di sicurezza, dopo il quale è stato anche rilasciato il volantino informativo. Il nuovo arrivato è stato poi affiancato al responsabile della produzione che lo ha guidato nell’approccio alla macchina, dopo avergli fornito i Dpa. In un paio di settimane anche chi non ha mai stampato di solito impara, anche perché nella nostra azienda seguiamo dei turni di 30 minuti sulle macchina, trascorsi i quali si cambia postazione. Nel caso in questione si vedeva che il ragazzo non era capace e infatti l’approccio con lui è stato più soft, ma comunque abbiamo dovuto metterlo al lavoro sui macchinari perché per valutare le sue capacità bisognava metterlo alla prova. Del resto è davvero molto difficile procurarsi un infortunio come questo e in 30 anni non ci è mai capitato che qualcuno si facesse male con questa macchina”.

Dalla ricostruzione presentata in aula tramite gli esami dei testi di accusa e difesa è insomma emerso un quadro tale per cui l’incidente sembra essere, incredibilmente, un vero e proprio caso di terribile sfortuna: “Col suo comportamento la parte offesa ha tratto in errore l’azienda – spiega il Pm Mattia Mascaro, in riferimento all’inesperienza del ragazzo come stampatore – e ha rilasciato delle dichiarazioni contraddittorie. Gli accorgimenti che potevano essere presi sono stati presi e in questo procedimento non è stata dimostrata la colpevolezza oltre il ragionevole dubbio”.

“Cosa si poteva fare di più? – aggiunge l’avvocato Perillo – Niente altro. La formazione è stata erogata, i Dpa erano correttamente indossati. Quello che è successo non ha spiegazioni ragionevoli o tecniche: il ragazzo ha fatto un errore clamoroso, che il soggetto imputato non poteva prevedere e per questo chiedo l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato”.

Manuela Valsecchi

 

 

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