MARIO INVERNIZZI, DA VENEZIA
ACCUSE SUL DRAMMA: “LA DIGA
NON SI VEDEVA, FATE QUALCOSA”

VENEZIA – Durissimo atto d’accusa raccolto dal quotidiano “il Gazzettino” dopo la tragedia motonautica nella quale hanno perso la vita, l’altra sera nella laguna di Venezia, gli imprenditori e sportivi lecchesi Fabio Buzzi e Luca Nicolini e il manager olandese Erik Hoorn.

A parlare con estrema chiarezza è l’unico superstite del gravissimo incidente, Mario Invernizzi:

“Sono stato a deporre per un’ora e mezza davanti agli inquirenti, ma è tutto coperto dal segreto istruttorio: credo che da raccontare ci sia poco – ha spiegato Invernizzi al quotidiano del Nordest -. Mi sento però di dare un consiglio alle autorità di Venezia: su quella lunata mettete catarifrangenti o luci solari, per far capire che c’è un ostacolo. Con un investimento piccolo si possono salvare vite umane. La sera dell’incidente la diga non si vedeva, neanche nel visore notturno – denuncia il testimone -. E quelle luci, rossa e verde, ti fanno pensare e a una imboccatura di porto, ci vai dritto dentro. Cosa si potrà mai spendere per mettere catarifrangenti ogni dieci metri e qualche lucetta per far vedere che c’è un ostacolo di un chilometro? A farla grande, con 10mila euro, diventa un incremento della sicurezza”.

Conclude Invernizzi: “Una situazione così com’è è un attentato potenziale a chiunque. Non è necessario correre, una diga del genere in certe condizioni non si vede. E se uno vede per vari motivi solo le luci, pensa che quella sia l’imboccatura del porto”.

> L’ARTICOLO SUL ‘GAZZETTINO’

 

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