MEDITAZIONE DI DON G. MILANI:
SECONDA DOMENICA D’AVVENTO

Il brano che ci è proposto è l’incipit del secondo Vangelo, quello conciso, essenziale di Marco: proprio dal titolo. Marco, sappiamo si rivolga a gente umile, spesso schiavi  senza cultura né greca, né giudaica, pure non può far a meno di agganciarsi alla tradizione ebraica con un annuncio forte, davvero novità. Volutamente la prima parola è quella che è prima della Scrittura, proprio in Genesi: Ἀρχὴ, inizio, principio, ma qui è del Vangelo (l’annuncio buono, di vittoria) di Gesù, Cristo, figlio di Dio.  Troveremo poi, alla fine del vangelo, quell’uomo semplice, un pagano, il centurione, che ammirato dalla morte esemplare del Signore Gesù, lo riconoscerà proprio così, come da quel titolo: “Davvero quest’uomo era figlio di Dio!” (15,38).
Quell’annuncio è adesso rivolto a noi: il vangelo è quello di Gesù,

Cristo, figlio di Dio; a noi il richiamo alto e felice del Signore Gesù che è il Cristo (il consacrato Messia) e Figlio di Dio.  Marco subito richiama gli scritti profetici (meraviglia per tutti!) che già avevano detto. Malachia – ultimo dei profeti dell’antico – parlava dell’invio di un annunciatore a  indicar la via; poi Isaia faceva esortazione a tutti per prepararla la via del Signore: ed ecco Giovanni. Giovanni, ben a ragione, addensa attorno a sé l’attenzione di “tutta la regione della Giudea e (di) tutti gli abitanti di Gerusalemme”, lui che “proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati” porta i segni, dice parole, compie i gesti di quel felice annuncio, nella sua concretezza ce le mostra le profezie antiche.

Lui appare sulla scena evangelica per rivelare, annunciare che Gesù è ormai presente nella storia, è lì presso: “viene dopo di me colui che è più forte di me”. Molti studiosi ci danno convinzione che proprio Gesù, il Signore, sia stato con il Battista, gli sia stato discepolo (e forse le narrazioni evangeliche evidenzieranno anche qualche gelosia da parte di chi gli era stato compagno). Giovanni, pur maestro, dice ben altro: lui ha “battezzato (immerso) solo in acqua”, l’altro no, non in acqua, non nel segno della purificazione di cui l’uomo ha sempre, nel suo limite, bisogno, Gesù lo darà questo battesimo, quest’immersione, ma “nello Spirito santo”.

È grande Giovanni (il maggiore tra i nati da donna, secondo Gesù) eppure si dichiara “indegno di chinarsi per slegare i lacci dei suoi sandali”, men di uno schiavo: quanto è grande questo discepolo! Giovanni, uomo del tanto evocativo deserto, ci indica Gesù è a lui che dobbiamo riferirci, a noi è offerto non un discepolato alto (davvero tanto alto umanamente) a noi è offerta grazia, è promesso e fatto dono, della Spirito santo, gratificazione della realtà divina: a tanto dobbiamo preparare la strada nel cuore.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

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