DON G. MILANI, MEDITAZIONE
NELLA TERZA DOMENICA
DOPO L’EPIFANIA

Appena nel capitolo precedente già ci si è narrato di una moltiplicazione di pani; ma Matteo ci vuole riportare anche questa seconda (forse già il ripetere è a farci riflettere): penso ad un’evidente allusione all’eucaristia: è pane che sazia, pure – della sua pienezza – noi, nel cammino, abbiam ripetuto e sempre nuovo bisogno. Il segno eucaristico qui si amplia particolarmente nel coinvolgimento dei discepoli; voglio dire che l’iniziativa è sempre del Signore Gesù, ma cerca il nostro coinvolgimento, non c’è eucaristia vera, vero rendimento di grazie di Gesù senza di noi, ed insieme ci coinvolge e sprona verso l’eucaristia sacramento. La proposta parte da Gesù, parte dalla sua compassione. Qui mette conto porre riflessione alla parola stessa: compassione (nelle lingue bibliche ha evocazione ben più forte che nella nostra).

Non è certo la commiserazione distaccata, piuttosto il vibrare di tutta la persona che è attributo fondamentale di Dio stesso: si rivela a noi, non tanto con la sua potenza (vero si esprima anche qui) ma nel partecipare alla nostra debolezza (il Verbo di Dio, Gesù, si infila nella nostra fragilità umana). Gesù ha compassione e sente suo quel digiuno di tre giorni, che a noi richiama i tre giorni nel vuoto del sepolcro: c’è una silenziosa compartecipazione alla debolezza umana in quei tre giorni!

La compassione ci evoca il modo umano di rivelarcisi di Dio, proprio nel Signore Gesù uomo: non sono tanto i gesti clamorosi dei miracoli, piuttosto è il modo compassionevole, è il mettersi dentro la nostra condizione specie quella di maggior debolezza, povertà, sofferenza: lì si trova sempre il Signore. Gesù chiede: “Quanti pani avete?”, e muove loro, i discepoli. La volta scorsa erano cinque, adesso sette, numero di perfezione, di compimento: ci dice la qualità del pane che ci riporta alla pienezza divina, non può che essere partecipato, come fa Dio nella creazione compiuta per noi… e diventano – nell’allusione – pane di fraternità da condividere umanamente, pane eucaristico da compartecipare, perché il Signore Gesù l’innalzi a sua presenza.

Non sono più dodici ceste che avanzano dopo aver saziato – allusione alle dodici tribù d’Israele e a compiutezza di tempo dei mesi dell’anno – ora sono sette sporte: evidente simbolo che dà sulla perfezione che ci dona la vita di Dio, ci offre il pane eucaristico dono perfetto di Dio a noi.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

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