DON G. MILANI, MEDITAZIONE
PRIMA DOMENICA DOPO
LA DEDICAZIONE DEL DUOMO

Leggiamo oggi la finale del vangelo di Marco, nella cosiddetta appendice dove l’evangelista (o chi per lui) elenca le apparizioni del risorto, in quest’ultima però fa rimprovero “agli Undici… per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto”. Tuttavia il Signore Gesù, non perde fiducia nei suoi dubbiosi discepoli e li esorta a diventar essi stessi annunciatori: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura”. Subito anche assicura la forza di salvezza della fede accettata nel battesimo e aggiunge segni profetici di quella forza. “Nel mio nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.
Proviamo a leggere per noi questi segni di profezia.

Scacciare demoni è l’opporsi al male, non solo nell’evitarlo, ma nel combatterlo proprio in certezza di fede; le lingue nuove sono quelle che seminano pace e, nel bene, si fanno intendere in modo non puramente verbale: sono i linguaggi che rifiutano la volgarità e seminano benevolenza e amore proprio in sequela di Cristo Signore. Al credente capita prender in mano serpenti quali le insidie del male sapendole superare. C’è anche veleno nella convivenza mondana e minaccia la serenità del vivere insieme: quanto, ad esempio, il pettegolezzo che rasenta la calunnia! ma chi è saldo nel seguire il Signore, non ne soffre, ne sa superare l’insidia. Lo stile di Gesù, non solo dà sguardi di benevolenza, ma guarisce anche chi è malato, non sempre certo dal morbo fisico, ma lo stare accanto fa sentire un’accogliente benevolenza che accompagna e cura fino ad implorare grazia di guarigione.

In quel rimprovero iniziale che pure Gesù stesso supera nel rilancio di fiducia a inviare i suoi, siamo sollecitati a riflessione di come la fede ci sia trasmessa da altri che ne ha fatto l’esperienza, ma subito troviamo ancora noi invito all’annuncio. Non sono i missionari, ma è la Chiesa tutta – in cui ci sto anch’io – a proclamare il Vangelo; il compito, l’impegno e la vitalità di ogni fede si misura nella testimonianza che rilancia la Parola.

Ai missionari, ai sacerdoti è affidato annuncio pieno e formale, ma proclamare la Parola e la vittoria sul male nella fede non è solo loro compito, è di ogni cristiano; è della mia fede che proclama linguaggi di conciliazione e di pace, di benevolenza e dell’amore del Signore nello stile cristiano della mia vita e della mia parola.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

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