RELIGIONI/QUINTA DOMENICA
DOPO L’EPIFANIA: MEDITAZIONE
DI DON GIOVANNI MILANI

Quello narrato in questo passo è il secondo miracolo nel vangelo di Matteo; il primo– la guarigione del lebbroso – ha visto Gesù toccare l’impuro e liberarlo dalla sua emblematica impurità, qui è la potenza della parola che, anche a distanza, dona salvezza,ritorna salute. Come sempre la nostra attenzione non deve essere volta solamente all’azione di potenza e meraviglia, ma al segno e al suo significato che Matteo mette bene in risalto con il rimarco che il Signore Gesù punta sulla fede del centurione fin in contrasto con quella d’Israele (forse alla stesura del testo non sono estranee le tensioni nella Chiesa primitiva tra gruppi di antica osservanza mosaica e i proseliti pagani). È dunque da sottolineare che il centurione è pagano, pure, ripetutamente, chiama Gesù Signore, con significato non di pura cortesia, infatti mette in evidenza d’essere ἄνθρωπός … ὑπὸ ἐξουσίαν: un sottoposto, ma capace di comando; quanto più dunque Gesù – riconosciuto Signore, che cioè ha signoria (divina) – è capace di comando (altrettanto divino): basta dunque la sua Parola (metto maiuscolo!).

Il centurione chiede velatamente per il suo ragazzo (servo come da traduzione liturgica o figliuolo, non sappiamo), in casa è molto sofferente; a me piace seguire quei codici che alle parole di Gesù pongono l’interrogativo (non è questa la scelta del nostro testo). Il Signore chiederebbe dunque (Ἐγὼ ἐλθὼν θεραπεύσω αὐτόν;): “Venendo lo guarirò?”. Cioè: “Devo venire a casa tua a guarirlo, mi stai chiedendo questo?”. Di contro l’umiltà della risposta: “Non sono degno, sono un pagano e non voglio che tu ti degni, che tu debba contrarre l’impurità creduta dal tuo popolo!. Basta la tua parola!”. Ecco la grandezza della fede di quel rigido soldato e grande credente. Dobbiamo subito raccoglierla. Gesù non si cura di supposte impurità legali (il lebbroso l’aveva toccato!) è disposto ad andare, ma una fede così lo meraviglia: mai vista in Israele popolo amato e preparato nell’Alleanza alla fede e, piano, piano all’accoglienza del consacrato Messia; ma là il Signore non l’ha mai riscontrata tanto forte (anzi la sua meraviglia era stata contraria come nella sua città di Nazareth, Mc 6,6).

Il tema è evidentemente questo della fede che non dipende dalle tradizioni (dalle opere direbbe Paolo) ma deve nascere dal cuore di ciascuno, è la fede che nell’umiltà che riconosce il bisogno di Dio lo muove al soccorso. Oggi un pagano ci è maestro a farci considerare come il Signore sia disposto verso tutti: non è garanzia di fede la religione, né c’è meritocrazia dei gesti religiosi o delle azioni di bene, se non sono mosse dalla fede, sono, forse, merito umano, non capaci di raggiungere Dio.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

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