DON G. MILANI, MEDITAZIONE
SU SANTA FAMIGLIA DI GESÙ,
MARIA E GIUSEPPE

Il brano che ci è proposto in questa festa della santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, a leggerlo nel suo primo e più profondo senso, ci parla, ci insegna, dell’incarnazione del Signore: il suo farsi uomo secondo la cura affettuosa di Dio verso di noi che non si esprimere nella potenza, piuttosto nel nascondimento, meglio, nella piccolezza, nella debolezza umana vissuta in tutte le sue esperienze di fragilità e nella storia di un popolo, il suo popolo. Gesù già dalle prime battute di vita è nella provvisorietà di un rifugio, fugge in Egitto a ripercorrere simbolicamente un’esperienza antica che è insieme immersione piena in una umanità segnata da una storia – che è anche la nostra – sempre sacra nella cura del Signore.

I richiami alla Scrittura ed insieme a questa vocazione nella piccolezza, percorrono tutto il bano sino a quel “nazareno” della nostra traduzione che è voluta indicazione della “città chiamata Nazareth” piccola e ignorata ed anche al nazireato, chiamata antica ad opera divina. Mi piace coglier, come protagonista del brano, Giuseppe, uomo di fede e prudente, ma risoluto capofamiglia. È davvero affascinante questa figura nella sua cura famigliare pronta ed energica nelle decisioni conseguenti la sua fede: non si perde in riflessioni prolungate, ma sa risolversi in azione pronta a tutela famigliare (è sommamente Matteo nei primi due capitoli a mettercelo in luce). Oggi è festa – ovviamente esemplare – della santa Famiglia credo metta conto, per noi tutti, certo ascoltare le molte esortazioni morali che ci vengono da questi testi di Scrittura, ma pure considerare (non anche a gustare e renderne grazie?) il dono divino della famiglia in un tempo come questo che un’individualità edonistica e, anche subdolamente sempre più invasiva, inclina ad altro.

Non abbiamo certo modelli compiuti per l’oggi, nelle brevi indicazioni che ci vengono della famiglia di Gesù nei vangeli (a me piace anche vederla come quella del capofamiglia Giuseppe, evidente modello di fede) ma l’inserimento, nell’ancor loro non facile tempo, ci esorta a considerare, da un lato, l’azione provvidente di Dio su ogni famiglia, dall’altro, il sicuro impegno a percorrerne (e, insisto, anche a gustarne) il dono nelle contingenze, certo mutate, dell’oggi. La festa della Famiglia di Nazareth è certo anche grazia che caviamo dai vangeli, non tanto come indicazione concreta al nostro odierno vivere di famiglia; piuttosto a muovere riflessione, preghiera, implorazione e poi vivere in benedizione per tutti noi.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

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