LA FINESTRA/YUKIO MISHIMA,
IL “TRACTATUS” DI WITTGENSTEIN
E “IL GIOVANE HOLDEN”

la finestra ifdi fascino intellettuali

Come ogni giorno, anche oggi dedichiamo uno spazio all’interno del nostro giornale alla cultura, segnalando ai lettori gli articoli più interessanti della nostra pagina culturale, Il fascino degli intellettuali.

Yukio Mishima: ossessione per la morte e tradizione ne “La foresta in fiore” – È semplice elencare le idee che comunemente gravitano attorno al concetto di arte giapponese, quasi un automatismo: toni malinconici, morbidezza cromatica, sacralità della natura, gusto per il dettaglio, sessualità mai volgare (ma sempre seducente) e via discorrendo. Da questi stilemi rimangono affascinati alcuni dei più grandi esponenti della cultura occidentale, nel solco del cosiddetto orientalismo. Ma c’è uno scrittore che vive tragicamente l’occidentalizzazione post bellica del Sol Levante. Nel 1970, a 45 anni, Yukio Mishima irrompe nel Ministero della difesa, imbavagliando il generale delle forze armate, occupando poi il suo ufficio, e in diretta televisiva si suicida secondo il rituale dei samurai (il seppuku). Leggi tutto

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Il pensiero di Wittgenstein nel “Tractatus” – Se uno guarda alla vita di Ludwig Wittgenstein scopre che la sua fu tutt’altro che una vita stravagante o pazzoide, completamente diversa da quella di filosofi novecenteschi come Jean-Paul Sartre o come Michel Foucault o Gilles Deleuze, che invece ebbero un certo ruolo, ad esempio, nella contestazione del ’68 o, soprattutto Sartre, di particolare importanza nell’opinione pubblica. Nasce in una famiglia facoltosa, austriaca di origini ebraiche: una famiglia così influente che Maurice Ravel, uno dei più grandi compositori dell’epoca, compose il Concerto per mano sinistra per il fratello di Wittgenstein, a cui appunto la mano destra era stata amputata a causa delle ferite di guerra. Leggi tutto

Il fascino d’estate – i nostri consigli: “Il giovane Holden” di J. D. Salinger – Holden Caulfield è un sedicenne, troppo alto e troppo magro, che alla vigilia delle vacanze di Natale decide di scappare dall’Istituto Pencey, scuola di preparazione al college a cui era stato iscritto dai genitori, siglando la sua eroica decisione con un grido: «Dormite sodo, stronzi!». In realtà Holden ha semplicemente prevenuto l’espulsione che gli sarebbe toccata, di lì a poco, in sorte, causata dalla bocciatura alla maggior parte degli esami. Per non rivelare ai genitori il suo fallimento, Holden arrivato a New York comincia a vagare alla ricerca di un posto dove stare. Tra hotel fatiscenti, night club, pub, vecchi amici e prostitute la storia, narrata in prima persona dall’iper-realistico tono del ragazzo, occupa il tempo di un fine settimana e lo spazio di Mahnattan. Leggi tutto

 

 

 

 

 

 

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