MEDITAZIONE DI DON G. MILANI
PER LA DOMENICA
DOPO L’OTTAVA DEL NATALE

L’episodio che leggiamo da Luca, è riportato anche dagli altri evangelisti, il terzo vangelo però, lo colloca quasi avvio alla vita pubblica di Gesù, pur parlando di un ritorno in Galilea, non dunque d’inizio. Va proprio bene per noi dopo il Natale: riprendiamo a riflettere su Gesù. Facciamo una prima nota circa la “potenza dello Spirito” (ἐν τῇ δυνάμει τοῦ πνεύματος), è un poco caratteristico di san Luca sottolineare così la missione del Signore, non può che esserlo in questa scelta di apertura riflessiva sulla sua missione. Basilio di Cesarea chiama Gesù e lo Spirito “compagni inseparabili”. Gesù entra “secondo il suo solito, di sabato” nella sinagoga e partecipa alla liturgia.

Si legge la Torah, poi – a commento – l’uso della lettura profetica; data la fama già segnalata, è scelto lui, a lui è porto il libro del profeta Isaia, lui srotola e trova il passo. È accuratamente annotato come “Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui”. C’era un’evidente attesa e mi piace leggerla, sul suggerimento di Luca, un po’ così: è come quando un giovane del paese celebra la “prima Messa”, tutti han dentro un’aspettativa che è un misto di simpatia entusiasta ed anche di confidenza aperta alla critica, può far sentire tutti, pieni d’orgoglio oppure in deluso distacco. È proprio quanto successe là a Nazareth! Torniamo sul pezzo: qui, quel sottolineare che “sedette”, v’è richiamo – era la forma antica – all’atteggiamento di insegnamento solenne. Gesù è più stringato delle nostre prediche: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato” (meglio incisivo il testo originale: “nelle vostre orecchie”).

Era letto il passo di consolazione e salvezza e innanzitutto d’investitura dello Spirito del Signore per portare lieto annuncio ai poveri, liberazione ai prigionieri, ai ciechi la vista, libertà agli oppressi, a proclamare giubileo di grazia del Signore. Gesù insegna così di sé, d’esser il consacrato atteso, ma lascia a ciascuno d’accettarlo perché la fede non può essere che libera. Questo è posto da Luca come inizio e proposito di missione offerta all’evidenza e nella concretezza del tempo, di quell’oggi che risuona sino a noi.

Il Signore è nato tra noi, non per una compiaciuta contemplazione, piuttosto per una fede che accolga ed accompagni missione per i poveri, gli oppressi d’ogni tempo: del nostro tempo per noi.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

 

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