RELIGIONE/NELLA DOMENICA
DELLA SAMARITANA
MEDITAZIONE DI DON G. MILANI

Quest’incontro al pozzo di Giacobbe è una storia di sete, il bisogno dell’acqua nellafatica e nella calura è simbolo stimolante assai. A quel pozzo si attinge, anche con fatica, l’acqua, necessità fisica, ma è lì che è seduto il Signore Gesù. Secondo antica tradizione, la sola presenza di Giacobbe al pozzo, faceva sorgerel’acqua, lo trasformava in sorgente (sta qui la sfida nella domanda: “Sei tu più grande di Giacobbe?”). Gesù è davvero più grande, ma non in quel senso materiale, lui stesso è fonte che disseta, lui potrà dar acqua che si farà lei, non pozzo, ma fonte, “che zampilla per la vita eterna”. Sete ed acqua fanno, nella tradizione, di questa pagina catechesi battesimale: è il battesimo che non è solo a purificare, ma a dar vita nel Signore. Gesù sta risalendo da Gerusalemme, non per la valle del Giordano che pure è via meglio agevole, passa per la Samaria, terra difficile, anche ostile ai Giudei (lo sarà anche per lui e i discepoli) i versetti precedenti i nostri dicono, però, che “doveva” passare per la Samaria.

La sua scelta è voluta, proprio nel suo stile di cercare e accompagnarsi agli ultimi, perché è inviato a loro, e i Samaritani – lo sappiamo – erano stimati empi e nemici: avevano un tempio, non quello di Gerusalemme. Quell’ex regno del nord era terra di immigrazioni impure con i cinque santuari pagani; ma Gesù deve passare di là, deve farsi anche lì compagno, mischiarsi agli impuri, così “affaticato siede al pozzo” (ricordiamo che il pozzo è simbolo e richiamo alla Torah: i Samaritani ritenevano e ritengono Scrittura proprio solo questi primi cinque libri). Addirittura – disdicevole per il tempo e più per lui Giudeo (loro si stimavano superiori) che è anche Rabbi – si intrattiene in conversazione con una donna, suscitandone la meraviglia non meno di quella dei discepoli. Ma la conversazione del Signore non è parola futile, scava dentro, trasforma, trasforma quella povera donna in apostola (lei usciva ad attingere in ora insolita per sfuggire gli sguardi critici dei concittadini cui non era ignoto il disordine della sua vita), proprio lei, lascia lì la sua anfora, ormai ha fretta di chiamare altri, proprio i suoi critici: “Che sia lui il Cristo?”.

Arriva pure la domanda di teologia: “dove dobbiamo adorare?”. “Né in Gerusalemme né su questo monte”, invece in “Spirito e verità”; è nello Spirito santo e in Gesù – che è la verità – che si arriva al Signore, a Dio. Si parla qui del nostro battesimo che è l’acqua viva che lava, tira via tutta la nostra debolezza, tutti i nostri peccati e si trasforma in sorgente, in sorgente d’acqua viva, perché la grazia ci dona la vita divina, ci dona Dio stesso; lo dice il salmo: “è in te la sorgente della vita.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

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