MEDITAZIONE DI DON G.MILANI
QUARTA DOMENICA D’AVVENTO

Nella terza domenica di Avvento ci è presentata la figura di Gesù re, non secondo un’esaltazione mondana, ma giusta l’antica profezia di Zaccaria e la ritualità dell’intronizzazione che il vecchio Davide volle per il figlio Salomone, lo  dobbiamo tener presente per una lettura più vera.

Il luogo della narrazione evangelica è il Monte degli Ulivi sulle cui pendici, sono Betfage e Betania: lì Gesù manda a cercare quanto “ha bisogno” per il suo gesto profetico; poi verso la città regale, simbolico e realissimo, muove il corteo dell’intronizzazione e dell’immolazione allusa dalla meta, il tempio, e dall’animale (mai impiegato, come le vittime designate).

I discepoli colgono tutta la carica positiva e gioiosa del gesto e mettono i mantelli a mo’ di gualdrappe regali sul puledro; ricordano così, non solo la profezia di Zaccaria che richiama l’umiltà e la pace recata da quel re, ma ancor più l’intronizzazione regale (vd: 1Re 1) che per il Signore Gesù sarà proprio su quel monte: sulla croce.

Il clima è gioioso tanto che tutti partecipano fin con il gesto di sottomissione al nuovo re nello stendere i mantelli sulla strada e col “lodare Dio a gran voce” nel canto acclamazione che unisce il salmo 117 “benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore” con i cori angelici già alla nascita di Gesù.

È bello notare che il Signore Gesù ha inviato “nel villaggio di fronte” a slegare il puledro perché “ne ha bisogno”. Gesù ha necessità di quell’animale, mai montato o usato, perché secondo la legge richiama l’immolazione, si incammina così verso il tempio, luogo del sacrificio.

Gesù segnala, ad un tempo, d’esser re e pure vittima immolata di pace. Il segno non è solo quello dell’umiltà – di contro alla ostentazione di grandezza e forza delle regalità mondane – è quello di una regalità che porta la pace – sempre dall’oracolo di Zaccaria –: “farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti”.

Il gesto profetico di Gesù proclama ben oltre la grandezza letta “in tutti i prodigi che avevano veduto”, dice la sua missione più vera, quella continuamente richiamata del cosiddetto inserto lucano, richiamato dal primo versetto del brano liturgico: “Gesù camminava davanti a tutti, salendo verso Gerusalemme”, già lì la sua regalità per il popolo si manifestava nel tendere alla meta del sacrificio in croce.

L’Avvento non ci porta unicamente verso il Signore, nel modo dolce e commovente del Bambino neonato, ci invita, più profondamente, a pensare al mistero di salvezza che ci ha offerto il Signore. Il cammino è interiore verso il re di pace Gesù e di impegno nell’attesa vigile del mistero, sempre dono.


Don Giovanni Milani

 

 

 

 

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