MEDITAZIONE DI DON G. MILANI
NELLA TERZA DOMENICA
DOPO LA PENTECOSTE

Il brano del vangelo di oggi ritagliato in pochi versetti narra di Giuseppe – il giusto sposo di Maria – e della sua chiamata ad entrare nel provvidente disegno che il Signore Dio ha da sempre tracciato: ne sono state descritte le ascendenze, in tutti gli snodi della storia, sino ad Abramo. Si apre con l’angelo del Signore che visita il sogno di Giuseppe: non lo chiama solo per nome, ne richiama la stirpe regale, lo dice: “figlio di Davide”, quasi a dargli coraggio per una grande impresa (Matteo, come si è ricordato, ne ha da poco delineato tutt’intera l’ascendenza che appunto contempla il re Davide), e lo esorta: “Non temere!”. Giuseppe (il vangelo stesso l’ha presentato giusto) aveva in animo di allontanare in segreto Maria (non, piuttosto, allontanarsene?): non si sentiva degno di stare al fianco di lei presa così singolarmente nell’abbraccio del Dio Altissimo, voleva chiamarsi fuori da così alto mistero, da quel tocco di Dio che avvolgeva la sua sposa.

L’angelo mentre riafferma dignità e grandezza assoluta di quel figlio, di quel dono di vita (“Viene dalla Spirito santo”) vuole sia proprio lui, Giuseppe, ad essergli padre: “Tu lo chiamerai Gesù”. Come padre sarà lui a dare nome al figlio che la sua sposa Maria avrà partorito. Il nome viene dal Cielo ed è di Cielo: “Yahweh salva”, gli sarà giustamente dato “infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Già voce profetica – rammenta l’evangelista – aveva annunciato questo evento tanto straordinario: “Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi”, era nel disegno alto ed eterno del Signore che ora coinvolge il giusto sposo a Maria, gli chiede di entrare nel grande progetto di Dio.

Il vangelo che ci è proposto, ci annuncia come Gesù entra nella nostra storia di uomini, e insieme così, racconta come Giuseppe entra nella storia del Figlio di Dio. Il ritaglio liturgico – certamente parlando anche a noi – tronca addirittura l’ultimo versetto così da sottolineare la prontezza della fede di Giuseppe: “Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore”. Il Signore Gesù è dono che avvolge nel mistero grandioso di Dio Maria e il suo Sposo; entra così nella storia dell’uomo per essere l’Emmanuele, il Dio con noi. Dio si propone ad accompagnare ogni uomo, anche la nostra vita verso il senso nuovo della salvezza che solo dobbiamo accogliere non altro che nella fede; proprio come Maria e, come ci è detto qui, nella prontezza di Giuseppe alla voce dell’angelo.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

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