DOMENICA DI PENTECOSTE:
MEDITAZIONE DI DON G. MILANI

Il ritaglio di vangelo in questa festa della Pentecoste – sempre tratto dagli intensi discorsi dell’ultima cena – nel suo inizio può apparire, a superficiale, immediata sensibilità, un poco stridere nel suo accostare amore e comando: “se mi amate osserverete i miei comandamenti”; subito però sovviene il “comandamento nuovo”, quello che definitivamente abbraccia tutto l’insegnamento del Signore, ed è: “che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati”. Il comandamento è dunque ben lontano dallo stringere a sé in modo ingeneroso: lancia sempre l’amore in modo aperto ed effusivo. Gesù ci ama non chiedendoci di contraccambiarlo, piuttosto che il suo amare per noi si diffonda intrecciandosi nel nostro amarci reciprocamente.

Ma il vero tema di questa domenica di Pentecoste è la domanda al Padre di “un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre”. Gesù è stato accanto, Paraclito, accompagnando i discepoli in questi anni della sua vita nel corpo, se si stacca da loro fisicamente, prega che il Padre invii chi continui in quella sua tutela. Questo “altro Paraclito” è lo Spirito di verità (non quella della filosofia, ma la profondità, su uomini e cose, donata dallo sguardo di Dio). Non ne potrà avere esperienza il mondo, come dice il Signore mentre afferma i discepoli lo conoscano, ne abbiano esperienza: “perché egli rimane presso di voi e sarà in voi”. Così, attraverso il suo Spirito, l’altro Paraclito, Gesù assicura di non abbandonare i discepoli (“non vi lascerò orfani: verrò da voi”) di sostenerli invece anche se per un poco il mondo non potrà vederlo, pure, loro i discepoli lo seguiteranno a “vedere”, ne avranno dunque contatto condividendone la vita, “perché io vivo e voi vivrete”.

“In quel giorno” dice Gesù: nel giorno, ormai atemporale della salvezza, il discepolo conoscerà, avrà esperienza profonda del legame tra Cristo e il Padre, quello stesso legame che unendo al Signore Gesù risorto, lo congiungerà al Padre, gli darà l’alta esperienza di Dio che Gesù gli ha comunicato. Gli atti degli apostoli ci comunicano narrativamente, quasi visivamente, la discesa dello Spirito sulla Chiesa nascente, sugli apostoli stretti attorno a Maria, che Luca ci presenta, nel suo vangelo, quasi garante dello Spirito santo; i testi di Giovanni ci dicono della cura del Signore Gesù di assicurare continuità alla sua presenza nell’accompagnamento dei discepoli (dunque della stessa Chiesa) con il suo Spirito che possa investire di sé loro che, osservando il suo insegnamento, si sono affidati al suo amore e lo hanno diffuso praticandolo nella concretezza della reciprocità.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

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