RELIGIONI/DOMENICA DEL CIECO:
MEDITAZIONE DI DON G. MILANI

Lo sguardo, il modo di leggere persone e cose è certo fondamentale nella vita. Lo sguardo su quell’uomo, privo di sguardo, che chiedeva aiuto d’elemosina, è ben diverso nei discepoli, che, in modo prevenuto, ne vorrebbero indagare il peccato, e quello del Signore Gesù: lui ha innanzi e subito l’invocazione d’aiuto che sale da quella sofferenza (come da ogni dolore) e subito dichiara quella menomazione, non stigma di peccato, ma occasione del compiersi delle opere di Dio: Dio sempre è amore. Subito proclama solennemente a richiamo, dal segno messaggio profondo: “Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”. E scaturisce il gesto di cura che insieme è simbolo: la saliva, in antico usata appunto a rimedio di cura e l’impasto di fango, allusivo a potenza e vita della creazione nel primo uomo.

Un gesto di guarigione, di bene, suscita, da un lato, il cammino interiore in quell’uomo semplice che era il cieco, ma anche addirittura un processo dei farisei, da lontano, in contumacia, a Gesù: aveva compiuto del bene di sabato! Tanti attori diversi in pagina: vicini incuriositi se si tratti del mendicante o d’un sosia, lo conducono dai farisei, che pretendono di giudicare e sapere negando l’ascolto sempre più profondo nelle ripetute narrazioni del – poco fa – cieco, i suoi genitori, Gesù, i discepoli, la gente. Lui, il cieco nato, approda, mano a mano, a visione di fede maturata da quell’incontro; dal lavarsi su comando a Siloe (accuratamente segnalata da Giovanni come allusione simbolica all’inviato Gesù) a scoprire in “un uomo”, incontrato a caso, “un profeta”, “uno che viene da Dio”, anzi “il Figlio dell’uomo” creduto, proclamato “Signore”. Gli altri invece si perdono nella paura pusillanime dei genitori, o nella proterva e pervicace certezza dei farisei indagatori: “Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore”.

Questi giudici sono tanto certi del proprio giudizio, non solo da giungere a condannare, senza neppure averlo ascoltato, anzi, neanche visto, un uomo che ha compiuto innegabile beneficio: bastano loro le pretese circostanze d’inosservanza
peccaminosa, ma anche giudicano e condannano sino a “cacciarlo fuori”, cioè escludere dalla comunità religiosa (e civile: era tutt’uno!) anche quel testimone che portava, non solo nella testimonianza di parola, nel proprio corpo risanato, segno di salvezza.

La proclamazione di Gesù luce del mondo, il lavacro a Siloe, il richiamo alla creazione, sono tutti elementi e segni cui riflettere: nella tradizione antica richiami battesimali. Per noi che abbiam ricevuto la grazia del battesimo quando non ne eravamo coscienti non può solo essere rimando formale, è bene una riscoperta davvero nella fede di quel dono, creazione di vita nuova nella luce del Signore. Nella fede battesimale ci illumini la “luce del mondo”, non certo per volgerci al passato, ma per un cammino sempre meglio luminoso nel Signore.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

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