RELIGIONI/DOMENICA DI LAZZARO
MEDITAZIONE DI DON G. MILANI

Pagina densa davvero d’annunci e di simboli, questa che ci riporta l’ultimo (settimo e supremo) dei segni narrati da Giovanni. La trasparenza più vera ci richiama Gesù stesso nella resurrezione: definitiva vittoria sulla morte. La tradizione – nostra, antica – ci indica la forza di vita e grazia del battesimo, vera chiamata a vita nuova in Dio. Gesù pare trascurare il richiamo delle sorelle di Betania sino al terzo giorno (certo allusivo a sua resurrezione), là in Galilea, dichiara di poter agire nella luce del (suo) giorno e dice con chiarezza della morte di Lazzaro: Tommaso reagisce in modo teso, eppure proclama verità che si paleserà nella sequela piena, sin a testimonianza di sangue, che gli apostoli presteranno al Signore. Gesù, ben consapevole del suo gesto per la fede dei suoi, giunge solo il quarto giorno a Betania, quando, secondo il sentire antico, lo spirito del morto ormai si era ritirato dal sepolcro (“manda già cattivo odore”).

Le sorelle rimpiangono l’assenza di Gesù, Marta gliene fa velato rimprovero eppure ancora esprime fede, invero, più che a richiamo subitaneo alla vita, alla “risurrezione dell’ultimo giorno”, ma Gesù proclama con vibrante limpidità d’esser lui “risurrezione e vita”. La sua azione è forte, impressionante, pure nella commozione tanto ricca d’umano che lo prende. Vi è qui comunicazione, insegnamento profondo e vero dell’umanità di Cristo, nel commuoversi e turbarsi, leggiamo il legame intenso d’amicizia e la reazione emotiva alla morte (anche evidente richiamo nella preveggenza dell’altra e propria morte imminente) arriva sino al pianto l’umanità di Gesù. Ma si riprende per innalzare preghiera al Padre a coinvolgerne i presenti nel rendimento di grazie. La gloria del Signore Gesù è – vi insisterà Giovanni – gloria crocefissa per amore, è la gloria dell’amore per il Padre che vuole abbracciare, innalzandolo, l’uomo nella sua debolezza – qui è quella della morte fisica di Lazzaro, l’amico – sul calvario e nel terzo giorno, sarà dono universale.

Dal gesto glorioso e pietoso di quel richiamo: “Lazzaro, vieni fuori”, viene sentenza di morte per bocca di Caifa sacerdote. Dare la vita a Lazzaro pare costare la vita a Gesù, per vero, è lui che la dona al genere umano. Gesù vive un’amicizia vera a Betania, di quelle che entrano in intimità non facili da narrare con parole, ben significativa dell’umanità di Gesù e ancor più significativa del suo legame con noi: per noi pone tutto sé stesso, per noi uomini dà la vita. Morendo effonderà lo Spirito e, ancor morto, sarà trafitto perché, estremo, vi sia ancora segno d’amore che si perpetua: il segno dell’acqua e del sangue, battesimo, immersione nella sua morte per la resurrezione con lui e del vino dell’Eucaristia, cibo (ἐπιούσιον, sopra-sostanziale e quotidiano) bevanda di gioia e vita per noi.

 

Don Giovanni Milani

 

 

 

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