RUBRICA IL RACCONTO.
QUESTA SETTIMANA
“IL CORAGGIO DI BIRBA”

LECCO – Prosegue la nuova rubrica dedicata ai racconti. Ci accompagna settimanalmente la penna di Antonella Straziota, autrice di Malgrate specializzata in storie e favole per bambini, che ogni mercoledì proporrà una sua opera originale.

Se volete pubblicare un vostro testo (per l’infanzia o meno), inviateci brevi racconti alla mail di Lecco News.

Buona lettura.


Il coraggio di Birba
Terminati gli impegni di scuola e lavorativi, l’estate di Sornione e Intrepida era entrata nel vivo. I due volatili, insieme ai loro amici, si divertivano a sfidarsi in gare di tuffi e di volo. Un giorno videro arrivare un gruppo di uccelli di metallo che facevano delle acrobazie davvero formidabili, da restare a becco aperto. E proprio mentre Sornione era lì ad ammirare questa esibizione, scorse il suo fratellino, che sembrava voler sfidare le loro acrobazie.

“Birba, ma che fai?” lo richiamò, quando lo vide sfrecciare a tutta velocità, puntando contro le ali dell’uccello volante che stava andando giù in picchiata. Ma il piccolino, che aveva appena scoperto le gioie del volo, non si rendeva conto del pericolo, anzi era molto eccitato all’idea di poter infilarsi nella sua traiettoria e fargli vedere di cosa era capace. Sornione, preoccupato per il cucciolo, sfruttò le lezioni di sicurezza e pronto intervento in volo, e, con una virata repentina, riuscì a riprendere il fratellino giusto nel momento in cui il volatile di metallo aveva riacceso i motori e stava per travolgere Birba.

“C’è mancato poco che non ci rimettessi le penne! Sei un incosciente!” lo rimproverò con un filo di voce. Ma Birba non era dello stesso parere: “Wow! È stato fantastico! Lo rifacciamo?” esclamò entusiasta il piccolo.

Sconsolato, riportò il fratellino nel nido e raccontò l’episodio ai suoi genitori, che, dopo aver lodato Sornione per essersi preso cura di Birba, gli dissero che però un po’ di colpa era anche la sua.

“Tuo fratello vede in te un esempio da seguire. In questo periodo hai vissuto tante avventure e lui pensa che si possa fare tutto ciò che si vuole senza conseguenze!”
“Ma io non ho mai fatto nulla che mettesse in pericolo me o gli altri!” disse, anche se lo sguardo della mamma lo smentì immediatamente.
“Ok, è vero” ammise, guardando cicatrice sulla sua ala destra “anch’io in gioventù ho fatto delle pazzie e ho rischiato di brutto, però non posso stargli sempre dietro, se continua così prima o poi si farà davvero male!”.

Non aveva neanche terminato di pronunciare quelle parole che volò via.

“Intrepida, Intrepida, ho bisogno di te, presto!” gridò, giunta nel villaggio delle aquile. Quando l’aquila lo raggiunse, l’airone spiegò all’amica che aveva bisogno di fare capire al fratellino che bisogna stare attenti ai pericoli che si possono incontrare, per terra, aria o acqua e che per farlo aveva bisogno dell’aiuto di Rughetta la sua amica tartaruga, che trovava sempre il modo per insegnare come comportarsi di fronte ai pericoli.

“Certo, non preoccuparti, ci penso io!” disse Intrepida.

Così il giorno seguente Sornione, seguendo il piano che avevano studiato con Rughetta, portò Birba a fare un giro con lui e i suoi amici. Il piccolo airone era contentissimo, perché gareggiava con gli uccelli più grandi di lui e, tra l’altro, riusciva a tenere testa a tutti. Ad un certo punto, però, mentre stava facendo un difficilissimo tuffo carpiato con triplo salto indietro, con la coda dell’occhio vide nel lago un grosso masso, proprio nel punto in cui stava atterrando. Cercò di cambiare la traiettoria, ma sembrava proprio che quella pietra lo rincorresse. Cominciò allora a sbattere le ali per non cadere giù nel lago, ma la forza di gravità fu più forte e si trovò a precipitare.

“Aiuto! Aiuto!” gridò, sperando che il suo fratellone arrivasse a soccorrerlo… ma Sornione sembrava non sentirlo. Mentre stava per atterrare sul masso, ormai convinto che per lui non ci sarebbe stato più nulla da fare, questo tirò fuori la testa e le mani e, con delicatezza, lo afferrò, cullandolo e rassicurandolo.
“Ciao, piccolino, come stai? Hai preso un bello spavento, vero?”
“Ma tu chi sei?” “Mi chiamo Rughetta e sono una tartaruga, vivo dentro questa corazza dura per difendermi dai pericoli. Perché devi sapere, cucciolo, che in giro ci sono tanti pericoli ed è necessario conoscerli, per affrontarli al meglio.”

Da quel giorno, dunque il piccolo airone coraggioso continuò le sue avventure per conoscere il mondo con la consapevolezza che esistono dei pericoli da affrontare e, piano piano scoprì la sua strada. Infatti, grazie alla sua agilità e alla sua curiosità che lo aveva portato a studiare le peripezie degli uccelli di metallo chiamate “Frecce tricolore” imparò a fare delle acrobazie tali da renderlo famoso nei cieli di tutto il mondo.

Antonella Straziota
Nasce a Bari nel 1971, laureata in scienze politiche, da dieci anni vive a Malgrate.
La sua passione è scrivere per diletto, e grazie alla sua immaginazione scrive racconti per bambini.
È autrice dei libri “Favole e… favole” e “Natale con fantasia” pubblicati in self-publishing, e della collana “Ai e Sil alla ricerca della sicurezza perduta” (raccolta di sei libri per bambini sul tema della sicurezza), pubblicato dalla casa editrice AIESiL. Ama la natura, la lettura, i gatti e fare passeggiate.

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